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Pisa, fallimento dello Sporting Club: niente risarcimento 

Il Tar respinge la richiesta da 11 milioni della curatela  per l’omessa vigilanza sui bilanci disastrati della società

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PISA. Non aver fermato il Pisa Sporting Club Spa prima del default. Nei bilanci era chiaro il dissesto finanziario che nell’ottobre 1994 fu certificato dal Tribunale con una sentenza di fallimento. Una mancata vigilanza che avrebbe creato e ampliato un danno alla società sportiva.

È su queste premesse che la curatela del fallimento del Pisa Sporting Club ha chiesto con un ricorso al Tar il risarcimento dei danni da parte della Figc e della Lega Nazionale Professionisti. Un conto da 11,3 milioni di euro che il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto. Ammesso in astratto che ci sia una causalità tra omesso controllo e bilanci sempre più in rosso, i ricorrenti non lo hanno potuto provare.

È una causa che tra giudizi ordinari e amministrativi, con passaggi in Cassazione, dura dal 1995. Giustizia, soldi e fallimenti finanziari che fanno il paio con quelli sportivi capaci di far sprofondare i nerazzurri in Eccellenza. Periodi lontani, ma che anche nella cattiva sorte hanno lasciato il segno nella tifoseria.

La curatela del fallimento sosteneva che se il Pisa fosse fermato in tempo non avrebbe accumulato tutti quei debiti. E le responsabilità erano di Figc e Lnp, inerti, secondo l’accusa, di fronte alla caduta libera della società sportiva sul fronte dei numeri. Nella quantificazione del danno viene indicato il passivo registrato dal primo luglio 1990 fino al 31 ottobre 1994. Secondo la curatela era evidente che «le gravi omissioni della Federazione e della Lega con i descritti illeciti degli amministratori e sindaci della società fallita, avessero concorso a ledere il diritto dei creditori all’integrità patrimoniale della società medesima». La controversia risarcitoria contro amministratori e sindaci revisori del Pisa Sporting Club è proseguita davanti al giudice ordinario e si è chiusa con singole transazioni, mentre quella a carico di Federazione e Lega è stata discussa al Tar. Nel ricorso veniva chiesto il risarcimento dei danni «cagionati dagli enti federali per aver del tutto omesso l’attività di vigilanza economica e contabile sui bilanci del Pisa S.C. del 1989/1990, 1990/1991, 1992/1993 e 1993/1994, dai quali era agevole desumere le gravi perdite del capitale sociale, nel corso degli esercizi suddetti, secondo una progressione esponenziale».

Secondo la curatela «la gravità della situazione patrimoniale del Pisa Sc era evidente fin dall'esercizio 1990/91 e non sarebbe potuta e dovuta sfuggire ai controlli della Figc e della Lnp se i medesimi fossero stati seriamente e diligentemente effettuati. Sarebbe, dunque, stata del tutto omessa l’attività di vigilanza da parte degli organi federali a ciò proposti. In particolare, la Figc, negli ultimi due anni precedenti il fallimento, avrebbe omesso di adottare quei provvedimenti che il proprio organo di controllo, ossia la Covisoc, aveva sostanzialmente segnalato come da adottare indifferibilmente».

Ma per il Tar, che non esclude in astratto una responsabilità di Federazione e Lega nel danno finanziario al Pisa Sporting Club, «il nesso di causalità tra l’attività posta in essere dalla Lega e il danno lamentato dalla curatela, non risulta essere stato in alcun modo provato».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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