Sicurezza
Sport, volontà e amore La bella storia di Marco
di Donatella Lascar
Giochi scolastici: lo studente disabile gareggia nel lancio del vortex e corre gli 80 metri I compagni lo incitano e per il giovane marinese è festa grande sul podio
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MARINA. Marco Palumbo qualche giorno fa non ha vinto solamente la gara degli 80 metri piani di velocità tagliando il traguardo in un minuto e la gara del lancio del vortex, ma ha vinto anche le sue paure, ha superato i suoi limiti ed è diventato tra i ragazzi un esempio d’integrazione nel mondo dello sport e della scuola così come dovrebbe essere sempre anche nella società civile.
Marco frequenta la seconda media dell’Istituto Comprensivo Niccolò Pisano a Marina di Pisa ed è affetto da una disabilità che per la maggior parte del tempo lo costringe su una sedia a rotelle, ma per gareggiare si è alzato in piedi ed ha corso con l’ausilio di un deambulatore partendo insieme ai normodotati dal momento che era l’unico della sua categoria. Alla fine è salito sul gradino più alto del podio e, nei giorni scorsi, ha avuto a possibilità di disputare anche i campionati regionali a Marina di Carrara.
Mentre era a metà percorso la fatica ha cominciato a farsi sentire e ai presenti sembrava che Marco stesse per mollare. Allora tutti i suoi compagni si sono fermati e insieme ai genitori che assistevano dagli spalti, hanno cominciato ad incitarlo ed ad applaudirlo fino a quando non ha tagliato il traguardo. «È stato un momento bellissimo – racconta l’insegnante di educazione fisica Daniela Bondi –. E poi, quando ci sono state le premiazione, tutti i ragazzi, compresi anche quelli delle altre scuole, sono andati a congratularsi con lui. Marco è un ragazzino molto determinato e con un forte senso del dovere. È un esempio per tutti coloro che pur avendo le possibilità non cercano di migliorarsi e di andare oltre i propri limiti. Marco ha anche una famiglia alle spalle che lo incita e lo sostiene in tutto quello che fa».
«Marco ha vissuto l’attesa della gara regionale con grande emozione – hanno raccontato i genitori Adriano e Gabriella Palumbo. – Fare una gara in questo modo è molto importante per lui ed è anche positivo perché gli dà modo di stare insieme agli altri. Oltre che un esempio d’integrazione è anche un esempio per gli altri bambini. In questo modo riesce a mettersi alla prova e speriamo che viva sempre queste esperienze con orgoglio così come ha fatto fino ad ora».
Il successo di Marco però è anche il frutto del lavoro d’inclusione costante che ogni giorno viene fatto a scuola e a cui collaborano anche i genitori. «Questa esperienza fino a trent’anni fa non si sarebbe nemmeno potuta immaginare – sostiene la professoressa –. Ne è stata fatta di strada da quando la realtà scolastica era ancora caratterizzata dall’esistenza delle scuole differenziali e i ragazzi con disabilità dovevano ancora fare il loro ingresso nelle aule dei cosiddetti normodotati».
La professoressa Bondi è convinta che siano stati fatti grandi passi in avanti sull’integrazione grazie anche agli esempi di tanti sportivi delle Paraolimpiadi che hanno dimostrato che certi traguardi si possono raggiungere ugualmente, coronando così i propri sogni malgrado i limiti che la loro condizione gli impone. «Quando succedono queste cose – commenta – si conferma ogni volta di più che lo sport è uno degli strumenti migliori per favorire l’integrazione e per avere la conferma che con l’impegno e la determinazione anche ciò che all’inizio sembra impossibile può invece diventare possibile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Marco frequenta la seconda media dell’Istituto Comprensivo Niccolò Pisano a Marina di Pisa ed è affetto da una disabilità che per la maggior parte del tempo lo costringe su una sedia a rotelle, ma per gareggiare si è alzato in piedi ed ha corso con l’ausilio di un deambulatore partendo insieme ai normodotati dal momento che era l’unico della sua categoria. Alla fine è salito sul gradino più alto del podio e, nei giorni scorsi, ha avuto a possibilità di disputare anche i campionati regionali a Marina di Carrara.
Mentre era a metà percorso la fatica ha cominciato a farsi sentire e ai presenti sembrava che Marco stesse per mollare. Allora tutti i suoi compagni si sono fermati e insieme ai genitori che assistevano dagli spalti, hanno cominciato ad incitarlo ed ad applaudirlo fino a quando non ha tagliato il traguardo. «È stato un momento bellissimo – racconta l’insegnante di educazione fisica Daniela Bondi –. E poi, quando ci sono state le premiazione, tutti i ragazzi, compresi anche quelli delle altre scuole, sono andati a congratularsi con lui. Marco è un ragazzino molto determinato e con un forte senso del dovere. È un esempio per tutti coloro che pur avendo le possibilità non cercano di migliorarsi e di andare oltre i propri limiti. Marco ha anche una famiglia alle spalle che lo incita e lo sostiene in tutto quello che fa».
«Marco ha vissuto l’attesa della gara regionale con grande emozione – hanno raccontato i genitori Adriano e Gabriella Palumbo. – Fare una gara in questo modo è molto importante per lui ed è anche positivo perché gli dà modo di stare insieme agli altri. Oltre che un esempio d’integrazione è anche un esempio per gli altri bambini. In questo modo riesce a mettersi alla prova e speriamo che viva sempre queste esperienze con orgoglio così come ha fatto fino ad ora».
Il successo di Marco però è anche il frutto del lavoro d’inclusione costante che ogni giorno viene fatto a scuola e a cui collaborano anche i genitori. «Questa esperienza fino a trent’anni fa non si sarebbe nemmeno potuta immaginare – sostiene la professoressa –. Ne è stata fatta di strada da quando la realtà scolastica era ancora caratterizzata dall’esistenza delle scuole differenziali e i ragazzi con disabilità dovevano ancora fare il loro ingresso nelle aule dei cosiddetti normodotati».
La professoressa Bondi è convinta che siano stati fatti grandi passi in avanti sull’integrazione grazie anche agli esempi di tanti sportivi delle Paraolimpiadi che hanno dimostrato che certi traguardi si possono raggiungere ugualmente, coronando così i propri sogni malgrado i limiti che la loro condizione gli impone. «Quando succedono queste cose – commenta – si conferma ogni volta di più che lo sport è uno degli strumenti migliori per favorire l’integrazione e per avere la conferma che con l’impegno e la determinazione anche ciò che all’inizio sembra impossibile può invece diventare possibile».
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