Gioco
Gattuso e il suo futuro a Pisa: "Non ho parlato con altre società"
Il tecnico: "All’inizio volavamo, eravamo una Spal in miniatura, ma con meno qualità. Però sapevamo benissimo che alla lunga l’avremmo pagata cara"
PISA. «Il Pisa è molto più importante del sottoscritto. La città e la tifoseria sono fantastiche e rifarei tutto quello che ho fatto l’anno scorso. Negli ultimi tre mesi in giro ho sentito dire troppe falsità. Non voglio riconoscenza e non vado in depressione per certe cose, ma un po’ di fastidio me lo danno. Del futuro non voglio parlare, ora pensiamo a chiudere con dignità il campionato. La mia paura più grande è quella di fare figuracce, come stavamo per fare anche con la Pro Vercelli». Gennaro Gattuso parla come sempre a tutto tondo e ci mette la faccia dopo l’ennesima giornata no in casa nerazzurra. Non salva neppure la reazione finale? «Preferisco partire dalla prestazione imbarazzante del primo tempo. Questa squadra non digerisce la difesa a tre ed infatti ho cambiato sistema. Non vincevamo un contrasto. Nella ripresa peggio non si poteva fare e una reazione nel finale c’è stata».
L’allenatore sottolinea l’apporto di Cani: «Edgar va solo ringraziato. Da due mesi si allena e poi sta due giorni fermo. Crede in questa società e in quello che facciamo. Gli va dato merito». Non tutti però ragionano così: forse i nuovi contratti hanno fatto adagiare qualcuno? «Non dipende dai contratti. Ci sono momenti che non la prendi mai. Nessuno fa il lavativo, qualche atteggiamento dei giovani non mi va a genio, ma fa parte delle cose del campo. Da parte dei vecchi c’è sempre stato grande attaccamento. Vorrebbero giocare con voglia e veemenza, poi in campo si va con uno spirito diverso. La squadra è arrivata con le ruote sgonfie perché non improvvisi nulla, a cominciare dalla preparazione. Anche quando abbiamo vinto a Foggia c’erano problemi e comunque il Pisa non è solo Gattuso e ha una storia. Ma per il momento quello che mi preoccupa è di andare in campo a non fare figuracce».
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Tornando alla squadra, come si spiega il black out di questo finale? «La squadra è in grande difficoltà. A fine primo tempo non sapevo più cosa fare. Poi non tutti reagiscono allo stesso modo. Gatto a Trapani ha avuto la dissenteria, Tabanelli si è strappato e Manaj si è fatto male al polpaccio, ma su di lui posso crederci o non crederci. Masucci è cotto, ma si butta dentro al fuoco. Sicuramente qualcun altro si deve chiedere se dà sempre il massimo».
Cosa ha inciso maggiormente? «Nel calcio non improvvisi nulla. All’inizio volavamo, eravamo una Spal in miniatura, ma con meno qualità. Però sapevamo benissimo che alla lunga l’avremmo pagata cara. Ho sempre parlato di impresa e miracolo per ottenere la salvezza. Ripeto: sul mercato avrei fatto quelle scelte, ma è un dato di fatto che le cose non sono andate per il verso giusto». E ora cosa succederà? «So che il Pisa è in buone mani. Mi dispiace e mi sento addosso grandi responsabilità. La delusione e la rabbia è tanta. Io non ho parlato con altre società. A fine stagione parleremo del futuro». (a.c.)
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