Attenzione
Pisa, è all’Arena che i conti non tornano
Il cammino nelle partite interne è lento come nelle peggiori stagioni dei nerazzurri in serie A: contro l’Avellino per il riscatto
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PISA. Se valessero solo le gare esterne, il Pisa vanterebbe un sorprendente +1 in media inglese nel girone di ritorno. Infatti i nerazzurri hanno perso solo a Vicenza e hanno più che compensato vincendo ad Ascoli. Il pari in trasferta può bastare, secondo i britannici, per i quali il bilancio complessivo lontano dall’Arena parla di un non disprezzabile -4. E’ in casa però che mancano punti, soprattutto nella fase discendente del campionato: un solo successo, nella prima sfida sul terreno amico del 2017 ai danni della Ternana, poi una graduale discesa fatta di 4 pareggi ed infine le 2 sconfitte con Salernitana e Cesena. Tutti numeri che, riportati con evidenza sulla classifica, fanno la differenza in negativo per la squadra nerazzurra. E l’Arena, che doveva essere il fattore in più, si sta rivelando uno dei problemi.
Come in serie A. Per trovare un cammino interno più lento bisogna tornare alle ultime stagioni in serie A, concluse entrambe con la retrocessione tra i cadetti. Nel 1990-91 in 17 partite interne (tante quante quelle disputate finora dagli uomini di Corrado) il Pisa raccolse 5 vittorie (come ora), 3 pareggi (4 in meno) e 9 sconfitte (ovviamente 4 in più), mentre nel 1988-89 furono 5 le affermazioni, 6 i pareggi ed altrettanti i digiuni. Un caso simile a quello attuale si ritrova anche in tempi più recenti: il Pisa 2000-01 ottenne 5 punteggi pieni, 8 pareggi e 4 sconfitte in casa, racimolando un punto in più rispetto ad ora. Il team allenato allora da D’Arrigo vinse solo una partita interna nel girone di ritorno, ma compensò con 5 acuti esterni totali. Tre gare furono disputate in campo neutro, dopo la sconfitta a tavolino con il Livorno.
La crisi. Il Pisa aveva segnato ininterrottamente per 25 gare interne di campionato e playoff prima di incepparsi per la prima volta nella sfida interna con la Spal il 9 ottobre. Un filotto fatto di 21 vittorie, 2 pareggi ed altrettante sconfitte. Da quel momento, ovvero a partire dalla quarta gara interna di questa stagione, i nerazzurri hanno inanellato 2 successi, 7 pari (di cui 5 per 0-0) e 5 battute d’arresto, segnando 4 reti e subendone 7.
Cosa si è inceppato? Della formazione titolare che all’Arena incanalò positivamente la finale playoff rifilando 4 gol al Foggia (gli stessi totalizzati nelle ultime 14 uscite interne) soltanto 4 calciatori erano in campo contro il Cesena: Lisuzzo, Di Tacchio, Verna e Mannini, quasi tutti acciaccati o stanchi. Bindi (passato al Padova) e Crescenzi sono stati ben rimpiazzati da Ujkani e Del Fabro. Longhi è una sicurezza sulla fascia sinistra. Mancano terribilmente Tabanelli ed i migliori Cani e Lores Varela, oltre ad almeno uno tra Avogadri e Golubovic. Giocatori che, con la classe o con il carattere, sanno andare oltre gli schemi, che non sono mai stati il piatto forte di Gattuso. I sostituti (Gatto, Manaj, Birindelli, Zammarini e il subentrato Peralta) non hanno ancora esperienza, conoscenze calcistiche e cattiveria agonistica per tradurre in positivo la pressione dell’Arena Garibaldi. E’ per questo che i conti non tornano e la strada verso la salvezza è diventata in salita.
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Come in serie A. Per trovare un cammino interno più lento bisogna tornare alle ultime stagioni in serie A, concluse entrambe con la retrocessione tra i cadetti. Nel 1990-91 in 17 partite interne (tante quante quelle disputate finora dagli uomini di Corrado) il Pisa raccolse 5 vittorie (come ora), 3 pareggi (4 in meno) e 9 sconfitte (ovviamente 4 in più), mentre nel 1988-89 furono 5 le affermazioni, 6 i pareggi ed altrettanti i digiuni. Un caso simile a quello attuale si ritrova anche in tempi più recenti: il Pisa 2000-01 ottenne 5 punteggi pieni, 8 pareggi e 4 sconfitte in casa, racimolando un punto in più rispetto ad ora. Il team allenato allora da D’Arrigo vinse solo una partita interna nel girone di ritorno, ma compensò con 5 acuti esterni totali. Tre gare furono disputate in campo neutro, dopo la sconfitta a tavolino con il Livorno.
La crisi. Il Pisa aveva segnato ininterrottamente per 25 gare interne di campionato e playoff prima di incepparsi per la prima volta nella sfida interna con la Spal il 9 ottobre. Un filotto fatto di 21 vittorie, 2 pareggi ed altrettante sconfitte. Da quel momento, ovvero a partire dalla quarta gara interna di questa stagione, i nerazzurri hanno inanellato 2 successi, 7 pari (di cui 5 per 0-0) e 5 battute d’arresto, segnando 4 reti e subendone 7.
Cosa si è inceppato? Della formazione titolare che all’Arena incanalò positivamente la finale playoff rifilando 4 gol al Foggia (gli stessi totalizzati nelle ultime 14 uscite interne) soltanto 4 calciatori erano in campo contro il Cesena: Lisuzzo, Di Tacchio, Verna e Mannini, quasi tutti acciaccati o stanchi. Bindi (passato al Padova) e Crescenzi sono stati ben rimpiazzati da Ujkani e Del Fabro. Longhi è una sicurezza sulla fascia sinistra. Mancano terribilmente Tabanelli ed i migliori Cani e Lores Varela, oltre ad almeno uno tra Avogadri e Golubovic. Giocatori che, con la classe o con il carattere, sanno andare oltre gli schemi, che non sono mai stati il piatto forte di Gattuso. I sostituti (Gatto, Manaj, Birindelli, Zammarini e il subentrato Peralta) non hanno ancora esperienza, conoscenze calcistiche e cattiveria agonistica per tradurre in positivo la pressione dell’Arena Garibaldi. E’ per questo che i conti non tornano e la strada verso la salvezza è diventata in salita.
Massimo Berutto
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