Gioco
A quindici anni ha già il bronzo attorno al collo
di Tommaso Silvi
Alessio Di Tommaso, atleta del club di scherma “Antonio Di Ciolo”, sul podio ai Mondiali Cadetti
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PISA. La passione per il calcio, l’amore per la Juventus e un talento cristallino. Guardare il mondo dall’alto a 15 anni può far venire le vertigini, ma Alessio Di Tommaso, fresco di bronzo ai campionati mondiali Cadetti di scherma, riservati agli Under 17, tiene i piedi ben saldi a terra e continua a lavorare in pedana. Perché nonostante la sua bacheca sia già ricca di trofei, la fame di successi è ancora tanta. E allora sotto con gli allenamenti nella palestra del Club Pisa Antonio Di Ciolo, guidato dall’allenatore Alessandro Puccini. Esercizi per la forza fisica, sedute specifiche per affinare la tecnica e da qualche giorno anche una medaglia al collo da mostrare con orgoglio. Quella conquistata a Plovdiv, in Bulgaria, domenica scorsa. Un’impresa che Alessio ha centrato a suon di stoccate, sudore e più di un pizzico di tensione. «Non è stato facile, a dire il vero neppure immaginavo di poter arrivare a giocarmi il podio. Poi però ho trovato la giusta continuità nelle prestazioni - spiega Di Tommaso - e sono riuscito a togliermi una grande soddisfazione».
In semifinale Alessio è stato sconfitto 15-11 dal russo Kirill Borodachev, che poi si è laureato campione del mondo. «Lo avevo già incontrato - racconta il 15enne di Lucca ma ormai pisano d’adozione - sconfiggendolo nei campionati europei. Si è preso la sua rivincita, è stato bravo».
Pacato, umile, obiettivo e leale. Qualità difficili da rintracciare in uno studente di seconda superiore. Ma Alessio, oltre ai muscoli, ha imparato presto ad allenare la mente. «La scherma è uno sport che richiede una grande forza psicologica - dice ancora la punta di diamante del club Di Ciolo - perché durante gli incontri ci sono momenti che devono essere gestiti con la testa. Ogni atleta ha una circostanza precisa che lo mette in difficoltà. Io, per esempio, faccio un grande sforzo per mantenere la calma quando, dopo aver guadagnato un largo vantaggio, vedo il mio avversario rimontare parecchi punti».
Secondo posto ai Campionati del Mediterraneo, nona posizione agli Europei under 17 e la terza piazza mondiale: Alessio Di Tommaso è appena entrato nel giro della Nazionale, ma l’amore per l’azzurro pulsa già forte nelle sue vene: «Il mio sogno - confessa - è quello di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi. Credo che sia l’ambizione di tutti gli sportivi». Grandi progetti, che si intrecciano con i traguardi tradizionali di un adolescente. Primo fra tutti il diploma, che Alessio, iscritto al liceo scientifico sportivo “Fermi” di Lucca, vede ancora lontano. «Far coincidere gli impegni scolastici con quelli sportivi è difficile, ma posso contare su una scuola che mi supporta e su dei professori comprensivi. Mi alleno tutti i giorni dalle 18 alle 21, e calcolando anche il tragitto da Lucca a Pisa, sono quasi 5 ore lontano da casa. Di tempo per studiare ne resta poco - prosegue Alessio - ma per ora riesco a cavarmela». Ritmi forsennati, resi meno pesanti da mamma e babbo. «A loro devo molto. Sono sempre presenti, nella vita di tutti i giorni e durante le gare. Capisco i loro sacrifici e per questo li ringrazio e dedico loro la mia medaglia, oltre che al mio allenatore e al mio preparatore atletico Michele Mariotti».
Ma Alessio ha anche un fratello, Riccardo. Colui che ha fatto sbocciare la passione per la scherma al baby prodigio della palestra pisana. «Ha cominciato scherma prima di me, essendo quattro anni più grande, e osservandolo mi sono innamorato di questo sport. Avevo già cominciato a giocare a pallone, ma poi ho cambiato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In semifinale Alessio è stato sconfitto 15-11 dal russo Kirill Borodachev, che poi si è laureato campione del mondo. «Lo avevo già incontrato - racconta il 15enne di Lucca ma ormai pisano d’adozione - sconfiggendolo nei campionati europei. Si è preso la sua rivincita, è stato bravo».
Pacato, umile, obiettivo e leale. Qualità difficili da rintracciare in uno studente di seconda superiore. Ma Alessio, oltre ai muscoli, ha imparato presto ad allenare la mente. «La scherma è uno sport che richiede una grande forza psicologica - dice ancora la punta di diamante del club Di Ciolo - perché durante gli incontri ci sono momenti che devono essere gestiti con la testa. Ogni atleta ha una circostanza precisa che lo mette in difficoltà. Io, per esempio, faccio un grande sforzo per mantenere la calma quando, dopo aver guadagnato un largo vantaggio, vedo il mio avversario rimontare parecchi punti».
Secondo posto ai Campionati del Mediterraneo, nona posizione agli Europei under 17 e la terza piazza mondiale: Alessio Di Tommaso è appena entrato nel giro della Nazionale, ma l’amore per l’azzurro pulsa già forte nelle sue vene: «Il mio sogno - confessa - è quello di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi. Credo che sia l’ambizione di tutti gli sportivi». Grandi progetti, che si intrecciano con i traguardi tradizionali di un adolescente. Primo fra tutti il diploma, che Alessio, iscritto al liceo scientifico sportivo “Fermi” di Lucca, vede ancora lontano. «Far coincidere gli impegni scolastici con quelli sportivi è difficile, ma posso contare su una scuola che mi supporta e su dei professori comprensivi. Mi alleno tutti i giorni dalle 18 alle 21, e calcolando anche il tragitto da Lucca a Pisa, sono quasi 5 ore lontano da casa. Di tempo per studiare ne resta poco - prosegue Alessio - ma per ora riesco a cavarmela». Ritmi forsennati, resi meno pesanti da mamma e babbo. «A loro devo molto. Sono sempre presenti, nella vita di tutti i giorni e durante le gare. Capisco i loro sacrifici e per questo li ringrazio e dedico loro la mia medaglia, oltre che al mio allenatore e al mio preparatore atletico Michele Mariotti».
Ma Alessio ha anche un fratello, Riccardo. Colui che ha fatto sbocciare la passione per la scherma al baby prodigio della palestra pisana. «Ha cominciato scherma prima di me, essendo quattro anni più grande, e osservandolo mi sono innamorato di questo sport. Avevo già cominciato a giocare a pallone, ma poi ho cambiato».
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