Sicurezza
«Odio i videogiochi starei in campo a giornate intere»
William Alejandro Padilla Mendoza ha 12 anni e nei campionati che disputa ha già segnato 40 gol
PISA. Come cantava Francesco De Gregori nella leva calcistica della classe ’68, «dodici anni e il cuore pieno di paura», ma anche di sogni e di amore per il calcio. William Alejandro Padilla Mendoza è infatti un ragazzino ecuadoregno di 12 anni che da settembre ha convinto il padre a mandarlo in Italia per stare vicino alla madre Luisana, che da otto anni vive a Fornacette, ma anche per giocare in una squadra di calcio vera e propria ottenendo in breve tempo ottimi risultati e le attenzioni degli osservatori di diversi club professionisti di alto rango. In Ecuador Alejandro ha sempre giocato in un modo simile a quello che si vedeva in Italia fino agli anni Ottanta: «Alejandro è abituato a giocare in strada fin da piccolo - racconta la madre - con ragazzi anche più grandi. Questo gli è servito per non avere paura nei contrasti. Ha un carattere molto forte».
Il prato verde Alejandro lo vede quando va a giocare nei tornei con la squadra del Norte America, che è stata allenata da suo zio Manuel Mendoza al torneo di Viareggio 2013. Manuel ha giocato in serie A in patria e in Bulgaria con il Levsky Sofia ed è un punto di riferimento per Alejandro, oltre ad esser stato il primo a notare le qualità del nipote. Lo scorso settembre il papà di Alejandro, anche lui ex calciatore e attualmente in forza a squadre over 40, concede tutti i permessi a Luisana per poter portare il figlio in Italia: «Per Alejandro l'inizio non è stato semplice. Una volta era già pronto per scendere in campo ma mancava un documento e non ha potuto giocare. Ci è rimasto troppo male ma da quel momento si sta ambientando. Io ho una bambina piccola con il mio attuale marito e Alejandro si sta affezionando molto anche a loro».
Alejandro sta imparando l'Italiano e dimostra di avere le idee chiare, in particolare quando si parla di pallone: «Il mio idolo è Neymar. Cerco di seguire tutte le sue mosse in tv. Non mi entusiasmano le squadre italiane, preferisco il calcio spagnolo ed è il Barcellona la mia preferita». Alejandro conferma di essersi ambientato: «Mi trovo molto bene con i miei amici e compagni di squadra. Gioco sia con i 2004 a 7 che con i 2005 a 11, dove mi trovo meglio perché gli spazi sono più ampi. Non mi pesa giocare sia al sabato che alla domenica, anzi mi diverte molto». Alejandro sul suo ruolo non fa differenza: «Gioco in attacco ma sono pronto a stare ovunque pur di scendere in campo. Sono andato anche in porta quando si è fatto male il nostro portiere».
Durante una partita a Ponsacco Alejandro ha ritrovato un bimbo che aveva giocato contro di lui una finale di un torneo giovanile in Ecuador: «L'ho riconosciuto mentre stavo giocando e poi ci siamo salutati. Mi ha sorpreso e mi ha fatto piacere vederlo qui». Alejandro ci parla un po' della sua vita quotidiana: «Non mi piacciono molto i videogiochi e starei sempre in campo per cercare di migliorarmi. Il livello tattico è più alto in Italia e posso imparare nuove cose». Un ragazzo altruista, come spiega il responsabile tecnico del Fornacette Simone Di Rita: «A volte gli dico anche di cercare la giocata personale ma a lui piace fare gli assist». Alejandro segue con molta attenzione ciò che dice Simone, un passato con Empoli e Grosseto, anche per quanto riguarda l'alimentazione e i comportamenti: «Deve imparare a non reagire troppo in campo - racconta Di Rita - e a gestirsi anche nell'arco della giornata. Deve divertirsi e ottenere risultati a scuola visto che è un ragazzo che apprende le cose in maniera veloce».
Il ragazzino ha già segnato oltre 40 gol nei campionati che sta disputando ed è già stato contattato dalla selezione dell'Ecuador per il mundialito under 12 che si disputerà in Spagna in tarda primavera.
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