La manifestazione
Pisa, una volata composta da dieci finali
Sono le partite che mancano nella corsa alla salvezza diretta. I precedenti positivi con Pagliari e Pane sulla panchina
PISA. Dieci partite dalla fine. Tante sono bastate al Pisa per cambiare volto a diverse stagioni del recente passato, soprattutto quando si è trattato di mettere al sicuro la categoria di competenza.
All’inseguimento del Siena. Il Pisa 1999-2000 arrivò a 10 partite dalla fine (playoff compresi) dopo 3 sconfitte di fila (2 interne). Due 0-0 esterni (a Carrara e Lecco) per attutire il colpo e poi 4 successi di fila (interrotti dall’alloro in Coppa Italia di serie C) per sognare di strappare il primo posto al Siena. Dopo il pari di Lucca e la vittoria sul Varese, il Pisa si accontentò della seconda piazza, prima di vedere sfumare tutto nella doppia semifinale playoff con il Brescello.
Sestetto di successi. Nel 2001-02, dopo la sconfitta di Alzano e un franco faccia a faccia tra squadra e tifosi, il team rossocrociato inanellò 6 vittorie di fila (in precedenza aveva vinto solo 7 volte in 25 incontri), sognò addirittura i playoff prima di perdere una discussa gara a Trieste, tagliando il traguardo-salvezza alla penultima gara nella spartizione di un 1-1 con il Lecco di Donadoni.
Pagliari I, la salvezza. Dieci gare bastarono a Dino Pagliari per raddrizzare un torneo che stava volgendo al peggio nel 2010-11. Subito un successo esterno a Cava dei Tirreni, il primo (ed unico) blitz stagionale, poi il pieno in 5 partite casalinghe consecutive, ed altri 2 punti raccolti in trasferta per completare l’opera.
Dieci volte Pane. Pagliari fu imitato dal suo successore Alessandro Pane, che ebbe 10 partite a disposizione per conservare la Prima Divisione nel 2011-12 e le fece fruttare 18 punti.
Pagliari II, il sogno. Durò 10 partite anche la prima annata nel secondo ciclo dell’allenatore maceratese. Nel 2012-13 sei punteggi pieni di fila per agganciare di prepotenza i playoff di terza serie, un settimo sul Perugia per ipotecare il superamento della semifinale completato nel 2-2 in Umbria, infine il rammarico di non aver perso (entro i 180’) neppure nella doppia finale che incoronò il Latina.
La cavalcata verso la B. Furono di fatto 10 le partite che cambiarono marcia allo scorso campionato. In realtà il calendario contò 11 incontri, tra la seconda vittoria sulla Spal e il pareggio di Foggia, in una sequenza divisa perfettamente in due dall’ininfluente sconfitta di Pistoia alla fine della stagione regolare.
Il baratro del 2009. Undici anche le gare che fecero precipitare il Pisa nel 2008-09, dopo le illusioni scaturite dal successo interno sull’Empoli. Decisivo, in negativo, l’esonero di Giampiero Ventura.
Il crollo di Cozza. Dopo 3 successi di fila (uno sulla capolista Perugia), Francesco Cozza non poteva immaginare di essere esonerato 3 gare dopo nel 2013-14, né che mancassero 10 partite (playoff compresi). Nelle ultime 7 gare la panchina passò a Leonardo Menichini fino alla semifinale persa a Frosinone.
Il dopo Braglia. Piero Braglia nel 2014-15 fu esonerato a 10 turni dalla conclusione, compreso il recupero a Reggio Emilia. Al suo posto prima Pillon e poi Amoroso non riuscirono a cambiare il corso negativo della stagione.
Massimo Berutto
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