Sicurezza
Rocco Sabato e il Latina una ferita ancora aperta
Il terzino sinistro, ora alla Maceratese: troppe ingiustizie in quella finale In maglia nerazzurra ho giocato la partita più bella della mia carriera
PISA. Alla vigilia di Pisa-Latina la mente vola inevitabilmente al 16 giugno 2013. Lasciando spesso la ribalta ai compagni di squadra, Rocco Sabato è stato protagonista di due episodi-chiave di quel grande sogno-promozione. Sua la rabbiosa cavalcata sulla fascia sinistra subito dopo il 2-1 della semifinale playoff di Perugia per offrire a Favasuli la palla di un insperato pareggio. Ancora lui la vittima di un colpo proibito impunito in finale a Latina, nell'azione che poi sfociò nel fallo da rigore di Sepe. Adesso milita nella Maceratese, dove, come lo scorso anno, è approdato nel mercato di gennaio.
Sabato, Pisa e Latina di nuovo una di fronte all'altra dopo la finale di 4 anni fa...
«Sarebbe stato il massimo vincere quei playoff, per tutto ciò che avevamo realizzato in campo e sugli spalti. Purtroppo il calcio riserva anche qualche amarezza».
Stavolta non sarà una finale per la B, ma comunque una gara delicatissima per conservare quella stessa categoria.
«Una partita molto importante in ottica salvezza. Spero che il Pisa ottenga i tre punti in palio, per mettersi in una posizione più tranquilla».
Lei ha lasciato la città nel 2014. Da allora è trascorsa un'era geologica per il calcio pisano: Lucchesi ha salutato Pisa, è tornato, ha vinto, è andato di nuovo via, e adesso è dirigente proprio del Latina...
«Nel calcio tutto cambia molto in fretta. Pisa ha ritrovato la categoria che merita, come minimo. Lucchesi, nel bene o nel male, ha fatto la storia del Pisa. Nei due anni della mia permanenza, con pochi mezzi, abbiamo disputato una finale playoff e una semifinale, rispettivamente contro Latina e Frosinone, che avevano grandi budget. Dispiace che siano rincorse tante voci sull'organigramma della società negli ultimi mesi. Credo che alla fine Lucchesi abbia dovuto compiere la scelta di andar via. Rimane però quanto di buono ha fatto sul rettangolo di gioco».
Ripensiamo a quel grintoso Pisa dei playoff a Perugia. Cosa provò dopo il 2-1 umbro?
«Pensai immediatamente che non poteva finire in quel modo, per tutto ciò che avevamo fatto nei due mesi precedenti. Per me, al di là della categoria, è la partita più bella che abbia mai disputato».
Nella finale di Latina, se fosse stato fischiato un evidente fallo ai suoi danni, non ci sarebbe stato l'errore di Sepe, con rigore ed espulsione...
«Purtroppo il calcio italiano va in questo modo. Io ho sempre creduto alla buona sede, ma in certi momenti entrano in ballo anche gli interessi economici. Non voglio dire che quella partita fu pilotata, ma in molti episodi la formazione locale venne favorita. Dispiace, perché ripenso alla nostra squadra, con ragazzi come Suagher, Sepe, Rizzo, Gatto, Perez, Barberis e ai calciatori che arrivarono l'anno successivo, ossia Goldaniga, Martella, Provedel. Insieme a ragazzi più navigati, come me, Mingazzini e Pugliesi, avrebbero potuto, non solo vincere quella finale, ma tentare il doppio salto, che sta facendo la Spal e che è riuscito in passato al Novara».
Daniele Mannini è il nuovo capitano nerazzurro. Talvolta le fa concorrenza come terzino sinistro...
«Daniele è un amico. Ha la grande qualità di poter giocare in tanti ruoli. Mi ha stupito in positivo per ciò che ha fatto dal suo ritorno a Pisa».
Nel Latina chi ci segnala?
«Conosco bene Bonaiuto, che era con me a Macerata. Un ragazzo in grado di compiere il salto di qualità, come finalizzatore e nelle vesti di rifinitore. Sta a lui credere in se stesso. Ho giocato anche con Brosco e Corvia: ottimi calciatori».
Massimo Berutto
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