Il dolore
Andrea Tabanelli torna a far sognare la tifoseria
Per lui anche un coro personalizzato (cosa rara). Ma ora teme per un brutto colpo a una costola
PISA. Da molti anni la tifoseria concede a pochissimi calciatori l'onore di un coro personalizzato. Il ritorno in campo di Andrea Tabanelli e la sua uscita per far posto a Verna sono stati accompagnati vocalmente dalle centinaia di tifosi accorsi a Ferrara, a dimostrazione delle attese e delle simpatie, umane oltre che calcistiche, concentrate intorno al centrocampista romagnolo. La risposta sul campo - al rientro contro la Spal, esattamente come accadde dopo gli acciacchi della scorsa stagione - con una prestazione volenterosa e i primi tocchi illuminanti sulla trequarti, per dimenticare il lungo infortunio che aveva tenuto la mezzala lontano dai terreni di gioco dalla finale di Foggia. Adesso l'ex cesenate incrocia le dita, avendo subìto un altro colpo alle costole, che già lo tormentarono un anno fa.
ILLUSTRI PREDECESSORI. Il tributo del pubblico nerazzurro non è cosa da poco. Le scottature dell'ultimo fallimento societario hanno suggerito un pizzico di diffidenza verso il singolo, senza mai pregiudicare l'amore per la maglia. Un discorso a parte per gli allenatori, che spesso hanno rappresentato il reale punto di riferimento dell'ambiente, da Braglia a Pagliari fino a Gattuso. Ai tempi di Romeo era tutto diverso: il rapporto pubblico-calciatore era quasi personale, come in tempi più recenti per Savoldi (Dumbo-gol), Varricchio, Frati-gol, Niccolini, Anaclerio, Paolo Andreotti, Gerry Cavallo e molti altri, fino allo "Zar" Kutuzov e al trio argentino Castillo-Raimondi-Zavagno. Gli unici nomi scanditi di solito dagli ultrà sono quelli di Daniele Mannini e di Andrea Lisuzzo, che ha saputo rovesciare i cori a suo favore. A favorire Tabanelli la parziale assonanza con un cognome che ha fatto la storia del calcio pisano, quello di Lamberto Piovanelli, di cui l'attuale numero 21 nerazzurro ha ereditato il leit-motiv.
TALENTO E SIMPATIA. La storia personale sicuramente incide sull'immagine di un calciatore: il sorriso e un aspetto scapigliato e scanzonato trasmettono positività, insieme ad un tocco di palla che rende facile ciò che sembra difficile. Tabanelli arriva a Pisa a gennaio 2016. Dopo due presenze un problema alle costole e ben 8 turni ai box. Il gran rientro per qualche minuto contro la Spal. Poi altri spezzoni e due chance da titolare a Macerata e a Pistoia. Una fase preparatoria in vista dei playoff, disputati da assoluto protagonista. Una favola interrotta per un crack alla caviglia sinistra nei minuti finali della finale di Foggia. Tabanelli festeggia la promozione all'Arena portato in spalla dai compagni, ignaro di quale calvario abbia di fronte a sé. Il simpatico balletto latino-americano, inscenato a fianco del pullman in partenza per il ritiro di Trentino e divenuto immediatamente virale, illude tutti che il peggio sia passato. Invece non è così: ancora 8 mesi prima di tornare in campo. Il ritorno di un calciatore fondamentale per abbinare la compattezza difensiva richiesta da Gattuso all'imprevedibilità, indispensabile per alimentare le punte e scardinare le difese.
Massimo Berutto
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