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Pisa

«Il periodo difficile passerà presto»

«Il periodo difficile passerà presto»

L’ex difensore: la squadra tira in porta più degli avversari e continuando in questo modo i risultati arriveranno

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PISA. Un ex capitano nerazzurro nella stanza dei bottoni.

Emiliano Niccolini (nella foto) da un mese e mezzo è entrato in consiglio comunale, sostituendo Elisa Giraudo tra i banchi dell’ex Sinistra Ecologia e Libertà, ora Si. Primi approcci con l’istituzione cittadina, non dimenticando mai l’amore per il calcio e ovviamente per il Pisa.

Niccolini, come è stato l’impatto con il consiglio comunale?

«Anzitutto ringrazio il sindaco Marco Filippeschi e l’assessore Salvatore Sanzo, che mi hanno accolto molto bene, sebbene io sia in un gruppo consiliare che sta all’opposizione. Per il momento sto ascoltando. Siccome siamo a fine legislatura, mi sto trovando ad affrontare argomenti portati avanti da un lungo periodo. Vedremo se riuscirò a lasciare la mia impronta su qualcosa di positivo per la città nella parte conclusiva della legislatura».

Si è trovato ad affrontare il tema della convenzione relativa allo stadio?

«Lo abbiamo trattato nella commissione cultura, scuola e Sport, di cui faccio parte. Guarda caso abbiamo parlato dello stadio nel primo consiglio comunale a cio sono stato chiamato a partecipare. Un segno del destino per me che, quando giocavo nel Pisa, avevo anche le chiavi dell’Arena Garibaldi per parcheggiare. Ora la convenzione è ferma a causa delle vicissitudini della società. La bozza è pronta. Aspettiamo novità sulla situazione del Pisa».

Cosa ne pensa dei possibili acquirenti della società ed in particolare del coinvolgimento del suo ex presidente Maurizio Mian?

«Non ho avuto l’occasione di parlare con Maurizio Mian. Tante volte ha ripetuto di non voler rientrare nel calcio. Il fatto che comunque, in qualche modo, cerchi di aiutare il Pisa dimostra quanto abbia a cuore la squadra di cui è stato in passato presidente. Vorrebbe dare una mano, non diventare il presidente. Se non ci fosse nessuno a voler comprare il Pisa, allora potrebbe ricredersi. Probabilmente sarebbe l’unica situazione per un suo intervento».

Primo giugno 2003: Cesena-Pisa 1-1, semifinale playoff in serie C1. E’ stata l’ultima grande partita della sua carriera?

«Ho un ricordo dolce ed amaro. Fu una bella partita, come quella d’andata. Entrambe ben giocate anche personalmente. Avevo in quel momento raggiunto una maturità ed una consapevolezza che avrebbero potuto farmi giocare altri anni almeno a quei livelli. Invece mi infortunai al ginocchio. Effettivamente quel Cesena-Pisa è stata la mia ultima grande partita».

Cosa pensa che manchi al Pisa in questo momento per raggiungere qualche risultato in più?

«Il calcio è materia opinabile. C’è chi dice che non si fa gol. In realtà il Pisa durante le gare tira in porta più delle squadre avversarie. Penso soprattutto alla trasferta sul campo dell’Entella, al palo e alla traversa che colpimmo in quella circostanza. Ricordo anche gol annullati. Le altre compagini con un’occasione vincono la partita. Ci sono annate meno fortunate di altre. Manca un centravanti? Ma chi può essere? Ci sono calciatori che non segnano per due anni e poi arrivano a totalizzare 25 reti in B. Si dice che la rosa nerazzurra sia composta di giocatori che vengono dalla Lega Pro. Ricordo il Modena che con la stessa squadra salì dalla C alla A. Iacopo Balestri e Legrottaglie arrivarono a disputare tanti campionati in massima serie. Se devo trovare un difetto nel Pisa, penso che sia una rosa corta, ridotta ulteriormente dalla mancanza di una preparazione estiva».

Lei forse nel 1994-95 in Eccellenza ha vissuto una situazione societaria simile a quella attuale...

«Sì, nel momento del cambio di società, ma quando sei giovane vivi tutto con minor intensità. Invece non è facile per chi come Mannini ha giocato in squadre importanti e ora deve essere credibile verso i compagni in una situazione non sempre semplice da affrontare».

Lei era un capitano alla Mannini o alla Lisuzzo?

«Ognuno ha il suo carattere. Io vivevo le situazioni molto da pisano, cercando di riportarle nello spogliatoio e arrivavo a litigare per la maglia da indossare».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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