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Amatori Uisp: La Tinaia, il calcio è speranza

Amatori Uisp: La Tinaia, il calcio è speranza

PISA. Normalmente le squadre calcistiche amatoriali nascono in un circolo o in un bar da un gruppo di amici che, comodamente seduti a un tavolino, decidono, un po' per scherzo un po' per gioco, di...

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PISA. Normalmente le squadre calcistiche amatoriali nascono in un circolo o in un bar da un gruppo di amici che, comodamente seduti a un tavolino, decidono, un po' per scherzo un po' per gioco, di provare a misurarsi in un campionato anziché continuare a giocare tra di loro. Del tutto straordinaria, invece, è la storia dell'Fc La Tinaia, militante nel campionato di calcio Dilettanti della Uisp Pisa. La squadra è una new entry del torneo, essendo stata costruita proprio a ridosso dell'inizio del campionato. La particolarità di questa formazione non risiede tanto nel fatto che i componenti siano tutti stranieri, come ad esempio alcune squadre di serie A, quanto nel fatto che i ragazzi sono tutti ospiti del centro di prima accoglienza “La Tinaia” a Santo Stefano a Macerata. Tutto lo staff tecnico, infatti, è composto da richiedenti asilo che nelle ultime settimane, dopo giorni e giorni di viaggio, attraversando l'Africa prima e il Mediterraneo poi, sono giunti a Pisa, riuscendo a portare a termine il loro viaggio della speranza. Il presidente è Cesare Merciai, figlio di Alberto, ex giocatore del Pisa e della Juventus, e responsabile del centro, che ha avuto l'idea, unitamente al mediatore culturale Mariahan Bissila e all'operatore Adriano Drammissino, di fondare questa nuova compagine che può contare anche sull'aiuto di don Elvis Ragusa, parroco di San Lorenzo alle Corti. La squadra è composta principalmente da ghanesi, liberiani, nigeriani, maliani che abbandonando le proprie famiglie, scappano dai propri paesi di origine, martoriati da guerre e carestie, alla ricerca di una nuova vita e di una maggiore fortuna in Europa, con la speranza di potersi un giorno ricongiungere con i propri cari. All'interno del centro tutti e 59 i profughi si danno da fare.

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