La protesta
Gattuso applaude alla sua squadra e ribadisce: «Io non mollo mai»
Quella dell’allenatore nerazzurro è una felicità amara: "Non posso essere contento se i dipendenti si lamentano perché non vengono pagati"
LATINA. «Qui dobbiamo sempre fare le magie per arrivare al novantesimo, ma oggi ho visto un Pisa che lotta come voglio. Valiamo più dei 13 punti fatti». Gennaro Gattuso ha visto di nuovo un Pisa concentrato e con il veleno come piace a lui. L’importante era muovere la classifica ed è arrivato un pareggio in rimonta al Francioni di Latina con l’allenatore nerazzurro applaudito dal pubblico di casa. Che partita è stata? «Tolti i primi 10-20 minuti, dove ho anche pensato di prendere l’imbarcata, la partita l’abbiamo fatta noi».
Qualche rimpianto per non aver vinto?
«Potevamo vincere, ma potevamo anche perdere. Veniamo da due sconfitte di fila e va bene così. Quando sei stanco vedi tutto annebbiato e in modo negativo. Questa squadra è sempre stata forte nell’atteggiamento e oggi è tornata a creare tante palle gol».
Ha ritrovato la fiducia nella squadra?
«Io l’entusiasmo non l’ho mai perso, ma capite che se dopo la partita senti i dipendenti che se la prendono con la società non puoi essere felice».
Come vive questo momento?
«Non sono me stesso, ma non voglio cambiare il mio modo di essere. E’ come recitare una parte. Penso di essere bravo a fare questo lavoro. Ho la fortuna di avere una moglie che mi ascolta, io non l’ascolto, e con lei parlo molto e mi sfogo. Anch’io sono un essere umano e non un robot».
A volte le viene voglia di mollare tutto?
«No, proprio per questo motivo. Io non ho mai mollato nella mia carriera e non mollo certo ora. Ma è ovvio che a volte, come si dice dalle mie parti, anche il ferro si piega».
La scossa data ai giocatori è servita...
«A me piace quando i miei giocatori mi mandano a quel paese. E’ segno che ci tengono molto, non mi piace il piattume. Conosco il loro carattere. Non è colpa dei ragazzi, ma anche colpa mia, le cose che ci circondano sono strane. E’ difficile mettere una squadra in campo. Non è una novità che abbassiamo il baricentro. Ogni volta che proponiamo qualcosa dobbiamo stare attenti. La zavorra è pesante, ma questa squadra ha valori importanti e l’anno scorso lo ha dimostrato. Non siamo mai crollati e siamo rimasti sempre in partita anche quando abbiamo perso».
La sua espulsione ci poteva stare?
«Espulsione giusta. Gesticolo molto, con la tuta riesco a tenere le mani a posto. In panchina non sono un santo, ma cerco di portare rispetto ad arbitro e guardalinee. Se evito un po’ di proteste è meglio, non è bello stare sempre con le mani alzate».
Per martedì contro il Verona recupereranno Eusepi e Di Tacchio?
«Di Tacchio ha avuto una contrattura al bicipite, valuteremo. Eusepi ha passato una settimana brutta a causa della bronchite e ora si sta curando con gli antibiotici. Con il Verona non ci sarà».
Il tecnico del Latina, Vincenzo Vivarini, non è certo soddisfatto del pareggio anche perché la sua panchina resta a rischio: «Abbiamo fatto bene fino al gol. Nei primi 10 minuti eravamo messi bene, poi abbiamo avuto un black-out totale. Abbiamo fatto l’ennesimo regalo sul gol agli avversari. Dobbiamo metterci più attenzione, più coraggio, maggiore voglia di provarci». Vivarini cerca di trovare spiegazioni sul momento difficile della sua squadra: «Forse è un discorso psicologico. Il Pisa ci ha messo in difficoltà con le seconde palle. Dobbiamo ricaricare le batterie in vista di martedì. Io non sono contento, così come la società».
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