Sicurezza
ARRIVERÀ PRIMA LA CESSIONE O IL BARATRO?
di ANTONIO SCUGLIA A questo punto appare chiaro che siamo davanti a una rincorsa: arriverà prima il cambio di proprietà o il baratro? L’incontro di domani fra i petroniani e Gattuso dovrà sciogliere...
di ANTONIO SCUGLIA
A questo punto appare chiaro che siamo davanti a una rincorsa: arriverà prima il cambio di proprietà o il baratro?
L’incontro di domani fra i petroniani e Gattuso dovrà sciogliere qualche riserva riguardo al lavoro quotidiano e ai rapporti, incrinatissimi, fra la proprietà da una parte e lo stesso tecnico e il gruppo-squadra dall’altro. Ma ci sono anche i rapporti esterni, ovvero i conti da pagare, le scadenze da rispettare e una serie di rapporti con la città e le istituzioni che non pare più possibile ricucire.
La famiglia Petroni nelle ultime settimane ha cercato di vendere le quote, tutte o parte di esse, a diversi interlocutori , ma per ora senza fortuna. Le sue possibilità di restare in sella si sono assottigliate, i danni causati dalle sue stesse inadempienze continuano ad accumularsi. Tanto che l’odiato Dana (odiato in realtà perché in Dana i Petroni “vedono” Gattuso e Lucchesi: fino a meno di due mesi fa non sapevano nemmeno che esistesse) fra pochi giorni potrebbe diventare la loro àncora di salvezza. Se poi trovano altri disposti a pagare 5,5 milioni per un club oggi praticamente invendibile o convincono Mian a fare la stessa cosa, buon per loro. Altrimenti il tempo che hanno guadagnato dall’inizio di agosto sarà tempo vitale perduto.
L’altro fronte di discussione in città, a parte lo stadio di cui parliamo in altra pagina, è la questione del pubblico dopo i tafferugli di Pisa-Brescia. La solidarietà espressa da molte tifoserie a quella pisana può essere valutata in diversi modi: di certo, quella espressa dai bresciani (già: proprio loro, le presunte vittime dell’“agguato”) e dagli empolesi ha un significato preciso e pesante. Purtroppo gli incidenti ci sono stati e nessuna persona di buon senso li può giustificare. Ma non sarebbe male rendersi conto della differenza fra uno scontro favorito da un evento casuale (l’incrocio fra le due tifoserie, che non doveva avvenire) e una premeditazione che sempre più voci affermano non esserci stata.
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