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Arena, la convenzione e il “giallo” della penale

Arena, la convenzione e il “giallo” della penale

La società aveva chiesto in caso di mancato accordo una maggiorazione del 20 per cento dei costi sostenuti. No del Comune: vogliamo garanzie

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PISA. La richiesta di una penale in caso di mancato accordo sulla convenzione avanzata dall’Ac Pisa al Comune. Spunta anche questa “particolarità” nell’ambito dei negoziati che si trascinano da settimane e che vedono il club nerazzurro e l’amministrazione comunale ancora impegnati a cercare un punto d’incontro sull’atto che dovrà regolare l’utilizzo dell’Arena Garibaldi. Un passaggio essenziale anche per dare il via libera definito ai lavori che dovranno mettere a norma lo stadio per la disputa del campionato di serie B.

Il dettaglio è stato rivelato dall’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli durante un intervento telefonico a 50 Canale. La parola «maggiorazione» usata dall’assessore, probabilmente dentro il clima avvelenato in città per le diatribe societarie, è diventato in un tam-tam irrefrenabile sui social addirittura qualcosa associato ad una tangente, ad una sorta di “cresta” che l’Ac Pisa avrebbe voluto fare sui lavori, a mancate denunce.

Niente di tutto questo, semmai una semplice richiesta di penale, peraltro respinta come illegittima dal Comune e sparita dalla più recente proposta di accordo che la società nerazzurra ha trasmesso all’amministrazione (comunque contestata da Palazzo Gambacorti anche in quest’ultima versione).

Di fronte al caos mediatico-sociale che n’è scaturito, l’assessore Serfogli ha ricostruito la vicenda, aggiornando al tempo stesso sulla situazione dei lavori all’Arena.

E’ lo scorso 9 agosto, spiega il Comune, quando l’Ac Pisa invia una proposta di proroga della convenzione («con pec non firmata come del resto la maggior parte delle comunicazioni ricevute»). Tale proposta gira attorno ad una scrittura privata per la proroga di un anno della convenzione ed è in questo ambito che la società chiede al Comune «in caso di mancata stipula della convenzione di restituire alla società le spese effettuate con la maggiorazione del 20%». Il 12 agosto, in un incontro tra vari esponenti dell’amministrazione e gli avvocati Cecinelli e Tomassetti per il Pisa, «viene detto - scrive Serfogli - con estrema fermezza che la proposta era irricevibile e che era necessario prima di iniziare i lavori da parte della società all’Arena definire e sottoscrivere la convenzione».

Il 16 agosto il dirigente comunale Bacciardi invia a Cecinelli una bozza della convenzione: durata di 15 anni, canone di 20mila euro l’anno e una serie di lavori, come indicati da Lega e Prefettura, a carico della società per un milione di euro. Lo scorso 16 settembre, a seguito delle interlocuzioni con la società, è stata inviata un’ulteriore bozza che riduceva l’importo dei lavori a 600mila euro (quelli strettamente necessari per consentire al Pisa di giocare subito all’Arena), con conseguente diminuzione della durata della convenzione a 7 anni (mantenendo inalterato il canone). Nel frattempo nessuna risposta del Pisa, ma una pec firmata Lorenzo Petroni in cui si comunica l’inizio dei lavori in data 21 settembre e una nuova proposta di scrittura privata che prevede la restituzione della somma da parte del Comune dei lavori fatti, questa volta senza maggiorazione del 20%, in caso di mancata successiva sottoscrizione della convenzione. Ulteriore replica di Bacciardi: impossibilità giuridica da parte del Comune di restituire somme pagate in mancanza di stipula di un formale atto convenzionale. «Ad ora l’Ac Pisa - conclude Serfogli - non ha ancora fornito le risposte attese e la rassicurazione sulle garanzie richieste».

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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