Gioco
«Prima di sabato chi ha potere di firma venga negli spogliatoi»
FROSINONE. È un fiume in piena. Di rabbia. Daniele Mannini fa il capitano anche fuori dal campo. Nel dopo gara. Anzi, veste un ruolo che è più quello del sindacalista. Difende i suoi interessi....
FROSINONE. È un fiume in piena. Di rabbia. Daniele Mannini fa il capitano anche fuori dal campo. Nel dopo gara. Anzi, veste un ruolo che è più quello del sindacalista. Difende i suoi interessi. Quelli dei suoi compagni, di chi ruota intorno a questa squadra. «Basta, non c’è storia, vogliamo qualcuno che venga a parlare con noi. Nello spogliatoio. Vogliamo vedere chi ha il diritto di firma venire a confrontarsi con noi», dice senza neppure prendere fiato ai microfoni dei giornalisti dopo la partita con il Frosinone. Il punto conquistato, il carattere messo in mostra, la tenacia, il fatto che un’altra gara è passata via liscia, senza prendere gol, passa in secondo piano. Non è questo quel che importa ora. «Non ci tiriamo indietro di fronte a niente, lo abbiamo sempre fatto e lo continueremo a fare - dice Mannini - ma non si può far calcio in questa maniera: in questo caos tante persone ci sguazzano perché almeno non si prendono le responsabilità, ma siccome c’è una persona che firma, questa deve venire nello spogliatoio a parlare con noi e chiarirci il tutto. Vogliamo un incontro, a noi non ci interessa se vendono o no, ma devono chiarirci i programmi e regolarizzare situazioni dell’anno scorso. Ora viviamo in condizioni che non sono ammesse neppure in Eccellenza».
Prosegue poi il nerazzurro: «A parlare di calcio si fa fatica, ogni volta ce n’è una. Ma noi vogliamo giocare a calcio, vogliamo sapere di che morte di deve morire. Le firme le ha Petroni Lorenzo? Ecco, allora lui deve venire a parlare con noi e spiegarci le cose come stanno, ci hanno fatto milioni di promesse e non ne è stata rispettata mezza: un minimo di decenza serve. E di calcio non ne parlo perché qui calcio non si fa. O meglio: solo noi nello spogliatoio facciamo calcio, ed a tal proposito dico che son felice del punto preso a Frosinone, questo sia chiaro».
Anche Lisuzzo va all’attacco: «Le vicissitudini societarie non ci permettono di avere una lista di giocatori adeguata al torneo di B. Vedo le altre squadre che fanno turn-over, noi abbiamo tre centrocampisti che stanno tirando la carretta e non possono fare di più: Di Tacchio, Sanseverino e Verna. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, noi vogliamo essere garantiti. Avere una società non vuol dire solo pagare gli stipendi e poi non fare altro: vuol dire guardare negli occhi i giocatori, motivarli, emozionarli, incitarli. E ora lo sta facendo il mister, in assenza di altre figure. Leggiamo dai comunicati, perché nessuno viene a parlare con noi, che vengono inserite nell’organigramma figure nuove, persone nuove. Ma qui non è venuto a parlare nessuno con noi e visto che ci sono ancora piccoli extra arretrati dalla passata stagione, vorremmo parlarne prima. Qui ci sono giocatori che hanno famiglia come me e che stanno facendo sacrifici, come potete vedere dalle prestazioni». Il difensore aggiunge: «Ci piacerebbe avere questo confronto con la società, perché non ci sono le condizioni. A noi ci premeva avere il mister accanto, questo si notava ed avere tutte queste difficoltà ci sta ancora di più rafforzando. Siamo gli stessi di Foggia e stiamo lottando ancora insieme. Non sappiamo neanche noi come stiamo facendo; questo gruppo è un tesoro che va tutelato, alimentato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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