Calcio dilettanti Troppi vincoli contro i giocatori
Macelloni, ds dell’Aquila Scintilla: solo da noi sino a 25 anni un giovane non è libero di scegliere la propria squadra
PISA. Per il calcio dilettantistico pisano quella appena terminata è stata una stagione fantastica. Oltre alla conferma dell'Aquila Scintilla, in Prima categoria approda anche La Cella, mentre in Seconda categoria la truppa delle formazioni di città si allarga a dismisura. Tirrenia, San Giuliano, Sporting Club Calci e Bellani (se tutto andrà come previsto e non ci saranno rinunce, fusioni o fallimenti) il prossimo anno se la vedranno con altre tre squadre del territorio: Migliarino Vecchiano, San Sisto e Pisa Sporting Club.
In totale Pisa e il suo circondario presenteranno nove società, toccando il nuovo record di sette rappresentati (sulle 16 ai nastri di partenza) in Seconda categoria.
Un nuovo calcio è possibile? Prima d'iniziare il tour estivo dedicato alle società pisane, abbiamo però deciso di dare spazio alla testimonianza di Stefano Macelloni, Ds dell'Aquila Scintilla militante in Prima categoria, sostenitore della rimodulazione dei campionati dilettantistici della Figc. Le critiche del dirigente pisano al sistema calcio sono principalmente tre, e tutte puntano ad aprire un dibattito interno ai campionati dilettantistici regionali (le prime 4 categorie della Figc: Seconda e Prima categoria, Promozione ed Eccellenza).
Under sì o no? «Mi domando - dice Stefano Macelloni - a quale scopo esista la regola degli under? In Lega Pro, anche se non sono un obbligo, per dare spazio alle giovani promesse che mirano alla serie A o B. Tra i dilettanti, invece, questa regola crea un mercato di giovanissimi in quota (spesso irregolare), appena usciti dai settori giovanili e finiti sotto l'occhio delle società solo per riempire le rose». Usciti dal giro degli under, poi, i ragazzi non più in quota impattano con la dura realtà delle cose: «Come ha ben spiegato Osvaldo Jaconi - continua - questo meccanismo crea un popolo d'illusi, che cresciuti, di anno in anno, scendono di categoria ed alimentano giri di soldi non chiari». Il calcio dilettantistico ha uno scopo sociale. «Sì - prosegue Macelloni - le categorie dilettantistiche permettono a molti giovani di portare avanti la passione per il calcio e questo, deve valere anche per chi giovane non lo è più. Un 25enne non ha lo stesso diritto di giocare a calcio di un 18enne? E di seguito, a cosa serve questa regola?».
Eliminare i vincoli pluriennali. «In Europa - spiega Stefano Macelloni - le uniche due nazioni che ancora vincolano i calciatori dilettanti alle società di appartenenza sono Italia e Grecia. Questo sistema alimenta il mercato dei calciatori e il giro di soldi non dichiarati, e allo stesso tempo rappresenta il peggio del calcio dilettantistico».
La visione di Macelloni è un'altra: «Il calcio non professionistico dovrebbe essere espressione di passione e puro divertimento. Le compensazioni tra società, riviste e ripensate, resteranno; però mi domando: perché un ragazzo di 23 anni deve essere legato alla società di appartenenza?».
Le regole dilettantistiche attuali, difatti, liberano i calciatori al compimento del 25º anno di età. «Vogliamo assistere ancora ai ricatti? A ragazzi costretti a giocare tra gli Amatori perché il cartellino non è stato riscattato al presidente della società? Bisogna aprire una riflessione, decidere dell'opportunità o meno dei vincoli per età o pluriennali. Prima di tutto, tra i dilettanti, deve essere rispettata la libertà del calciatore di scegliere la società e i compagni, gli amici, con cui giocare».
Carlo Palotti
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