Il Tirreno

Pisa

SE L’ULTRÀ È ANCHE AVVOCATO

di EUGENIO GARGIULO*

di EUGENIO GARGIULO* La notizia giuridica alquanto originale ben si inquadra negli ultimi avvenimenti di cronaca nera, legati alla recentissima finale di Lega Pro tra Foggia e Pisa . Difatti, la...

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di EUGENIO GARGIULO*

La notizia giuridica alquanto originale ben si inquadra negli ultimi avvenimenti di cronaca nera, legati alla recentissima finale di Lega Pro tra Foggia e Pisa .

Difatti, la Digos di Foggia ha individuato e identificato gli autori dell’invasione di campo e del lancio delle bottigliette durante Foggia-Pisa, finale di ritorno playoff di Lega Pro che si è disputata allo stadio “Zaccheria” domenica 12 giugno. Sarebbero nove le persone deferite, mentre una è indagata per resistenza a pubblico ufficiale.

Per le dieci persone è stato avviato il procedimento amministrativo per adozione provvedimenti Daspo (divieto d’accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive) che nella massima misura potrebbe prevedere una penalizzazione sino ad otto anni, oltre che l’obbligo di firma durante gli incontri sportivi.

Contemporaneamente a tali avvenimenti va registrata una sentenza giudiziaria che si colloca proprio nel filone degli “incidenti tra tifoserie negli stadi” e riguarda la figura del cosiddetto avvocato-ultrà.

In particolare i giudici hanno stabilito che ha, altresì, rilevanza disciplinare il comportamento dell’avvocato, irriducibile ultrà, condannato per aver preso parte ai disordini intercorsi tra i tifosi e la polizia.

Infatti, nonostante la condotta non riguardi “strictu sensu” l’esercizio della professione, questa lede comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e si riflette negativamente sull’attività professionale, compromettendo l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto.

L’importante sentenza “sportiva” in oggetto è stata emanata dal Consiglio Nazionale Forense, con la pronuncia 145/2015, pubblicata il 24 maggio 2016 sul sito istituzionale.

Il fatto: l’avvocato è un tifoso, condannato per aver partecipato a disordini intercorsi la polizia, a cui viene poi comminata dal competente Consiglio dell’Ordine la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di due mesi.

L’avvocato aveva sostenuto la propria estraneità ai fatti, argomentando che la scelta di patteggiare la pena di cui in sentenza era stata motivata dalla necessità di evitare possibili ulteriori conseguenze di carattere personale, professionale e familiare ed, in particolare, la possibile esecuzione di misure coercitive.

Di contro, il Collegio ha ribadito che, ancorché il procedimento disciplinare sia autonomo rispetto al procedimento penale avviato per lo stesso fatto, a norma dell’art. 653 c.p.p. la sentenza penale di applicazione di pena su richiesta delle parti è equiparata a quella di condanna... L’art. 5 del codice deontologico forense, oltre ad enunciare il principio per cui l’avvocato deve ispirare il proprio contegno all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro, salvaguardandoli anche nella sua sfera privata, vieta al professionista di trascendere in comportamenti che si discostino da tali valori.

Quanto alla vita privata, la giurisprudenza ha più volte evidenziato che i fatti disciplinarmente rilevanti non sono solo quelli che direttamente attengono all’esercizio dell’attività professionale, ma valgono anche quelli che connotino negativamente la figura di un iscritto all’albo... In base a tale assunto, il Consiglio rigetta il ricorso reputando correttamente applicata la sanzione in relazione al comportamento complessivo dell’incolpato ovvero l’avvocato/ultrà.

(* l’autore è un avvocato)

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