Il dolore
Lucchesi si arrende ora tocca a Petroni
Incognita pagamenti, rischio penalità. Gattuso più lontano
PISA. Petroni tenta l’affondo: Lucchesi, dammi le quote in pegno e pago io le scadenze. Il dg diserta l’incontro dal notaio e molla: addio Pisa. Gattuso, in vacanza lontano, è allibito e prepara a sua volta i saluti. La sintesi? Prima scadenza pressoché impossibile da rispettare, penalizzazione in arrivo e, soprattutto, uno stallo che inizia a prefigurare gli scenari più foschi. Un’altra giornata convulsa per i colori nerazzurri conclusa intorno alle 19 nello studio del notaio Angelo Caccetta, quando il presidente Fabio Petroni si è presentato con l’avvocato Vincenzo Taverniti sperando di poter chiudere - o almeno intavolare - la trattativa con Fabrizio Lucchesi per la cessione dell’intero pacchetto dell’Ac Pisa 1909. Speranza vana visto che il dg, attraverso un comunicato stampa, aveva già anticipato la sua decisione di non partecipare all’incontro.
Britaly Post pronta a pagare. «Siamo pronti a proseguire l’avventura da soli - dice subito Petroni - ed a coprire le scadenze immediate. Vanificare una storica promozione conquistata sul campo sarebbe un delitto. Ben peggiore del mancato ripescaggio per la questione dell’illuminazione. Ma ovviamente ci devono essere le condizioni. Anzitutto la disponibilità ufficiale di Lucchesi di cedere le sue quote. La formula del pegno da noi proposta ci sembra la migliore anche perché tutela lo stesso direttore generale. Non è vincolante tanto che il direttore che potrebbe anche dopo il pegno acquistare il nostro 50%. In mancanza di questa disponibilità, però, siamo in stallo».
Scadenza a rischio. Dalle parole di Petroni si capisce subito che il termine di domani per adempiere al primo pagamento (400.000 euro per gli stipendi) è a forte rischio. «Se Lucchesi dà il via libera alla cessione delle sue quote i soldi per i bonifici sono già pronti - spiega -. Ovvio che più si ritarda e più diventa difficile pagare. Se l’altro socio non compie il passo, tutto è bloccato. E’ impensabile che il nostro gruppo continui a immettere capitale in una società al 50% dove l’altro socio non ha messo niente. Ed è francamente poco realistico - aggiunge Petroni - che Lucchesi ci dica di fare il prezzo per l’acquisto delle sue quote come se si fosse in un negozio».
«Gattuso non si discute». Anche se da più parti si preannuncia l’invio di una lettera di Gattuso con la quale chiude la sua avventura a Pisa, Petroni parla dell’ex milanista come dell’allenatore della serie B. «Gattuso è il nostro allenatore anche per la prossima stagione. Abbiamo già incontrato i suoi professionisti per i primi contatti. Vogliamo concordare con lui tutte le strategie per la nuova stagione ed anche confrontarsi sul nuovo direttore sportivo». E comunque un piano alternativo per la conduzione tecnica sembra pronto. Portali di calciomercato insistono sul la strada che porta a Zeman. Altro nome chiacchierato è quello di Mario Petrone, ex allenatore dell’Ascoli, promosso in B l’anno scorso ed esonerato quest’anno alla sua prima esperienza in cadetteria.
Festa e polemiche. Petroni coglie l’occasione di parlare con i giornalisti anche per ritornare sul suo rifiuto di partecipare alla festa all’Arena. «Mi è costato moltissimo non festeggiare con la squadra - spiega -. Non è stato certo per paura dei fischi. Dopo essere stato da solo in tribuna a Foggia, penso non ci possa essere qualcosa che spaventi di più. Ma ho voluto tutelare l’immagine di Pisa che non avrebbe meritato una festa rovinata. Come è stato giusto che il presidente Gravina non sia intervenuto per lo stesso motivo. Da quando sono presidente ho lavorato molto per ricostruire una credibilità istituzionale all’Ac Pisa 1909. E credo di esserci riuscito. Un esempio? La mancata penalizzazione. In tanti, anche all’interno della stessa società, non pensavano di uscire indenni dal processo. E voglio aggiungere un’altra cosa - conclude -. Se fossi stato presidente dall’anno scorso, credo che la Spal non sarebbe stata inserita nel nostro girone. Qualcuno ancora mi deve spiegare infatti perché i biancocelesti con noi e non la Reggiana che si trova più a sud. Appunto, come dicevo, tutto sta nella credibilità istituzionale che una società come il Pisa deve avere nelle stanze che contano».
Francesco Loi
Daniele Benvenuti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
