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Pisa

C’eravamo tanto amati, anzi no Veleni rossocrociati

C’eravamo tanto amati, anzi no Veleni rossocrociati

Il Football College ha innescato una reazione a catena Rapporti compromessi, è possibile una riconciliazione?

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PISA. La finale è raggiunta, la resa dei conti societaria rimane comunque dietro l'angolo.

Proviamo quindi a fare un punto della situazione, molto pragmatico e non partigiano perché in queste circostanze non si tratta di tifare per qualcuno o contro qualcuno, ma di pensare al futuro del Pisa. Anche perché fra 5-10 anni auguriamo a Lucchesi e Gattuso di essere Dg e allenatore del Milan o di altro club di quella levatura, e a Petroni di essere monopolista o quantomeno oligarca nel trasporto passeggeri da e per tutti gli aeroporti d'Europa e d'America. Non c'è ironia: glielo auguriamo di cuore, perché è difficile che fra 10 anni siano a Pisa. Noi invece sì. In serie A o in Promozione, ma saremo a Pisa.

Oggi ci sono due schieramenti contrapposti. Da una parte Rino Gattuso, con il pieno appoggio di Lucchesi e del vicepresidente Freggia. Dall'altra il presidente Petroni con il la sua Terravision/Britaly Post , e suo cognato Vincenzo Taverniti, avvocato del gruppo e a sua volta membro del Cda nerazzurro.

La causa scatenante della rottura è il Football College, progetto indubbiamente portato avanti con il carro troppo davanti ai buoi.

Basta questo per rompere l'accordo siglato nel gennaio scorso? Oppure un passo indietro su un progetto che potrebbe essere marginale e non strategico consentirebbe un riavvicinamento delle parti? Questo lo sanno solo i protagonisti. Se si può trovare un accordo e l'attuale società può andare avanti in modo decente, saremo i primi ad applaudire alla serenità ritrovata. Altrimenti, bisogna che qualcuno trovi nuovi soci - non ci dispiacerebbe se fossero locali - o nuovi soldi e si prenda tutto il club. (a.sc.)

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di Redazione web