Il dolore
Balestri: la nostra forza? È la consapevolezza
L’ex nerazzurro: il Pisa ha imparato a gestire bene le situazioni di vantaggio Tanti duelli con Gattuso, ho incorniciato la maglia che mi ha dato da avversario
PISA. L'esperienza e la lucidità del professionista che ha raggiunto i massimi livelli si impastano con una candida passione di chi ama il calcio ed il Pisa fin dalla culla. Il risultato è Iacopo Balestri, che a 41 anni, dopo tanti campionati di A e B, ha concluso l'ennesima stagione agonistica nel Signa in Eccellenza.
Balestri, da dove sta seguendo le gare dei playoff?
«Da dove ho visto tutte le partite: in gradinata. E proseguiamo così. Non si cambia nulla, visto che nel calcio la scaramanzia non conta niente».
Scherzi a parte, che idea si è fatto sul Pisa?
«Credo che ci sia stato un netto miglioramento. La squadra ha acquisito consapevolezza, compiendo passi avanti nella gestione delle partite. Prima quando era in vantaggio si abbassava eccessivamente e poi trovava difficoltà a contrattaccare, avendo tanto campo davanti a sé. Adesso il Pisa difende più alto, recupera palla sulla trequarti avversaria ed è più pericoloso, come ha dimostrato il gol di Peralta alla Maceratese».
E' cambiata la posizione di Daniele Mannini, da terzino ad attaccante esterno...
«Daniele ha avuto un rendimento impressionante. Anche da terzino macinava chilometri ed era sempre pericoloso. Adesso che gioca più avanti può esprimere le sue qualità, che sono soprattutto di calciatore offensivo».
E non è da solo...
«Al di là dei gol di Varela, io ritengo importante il contributo di tre giocatori: Cani, Eusepi e Montella, che con caratteristiche diverse aiutano la squadra. A centrocampo abbiamo elementi come Verna, Di Tacchio e Tabanelli. Il primo sa inserirsi, gli altri due hanno qualità e forza. Dietro Lisuzzo ha grande esperienza e Crescenzi sta facendo bene. Mi sono piaciuti molto anche Avogadri e Golubovic, che hanno interpretato il ruolo dell'uomo aggiunto in avanti. Gattuso ha svolto un grande lavoro».
Lei si è mai trovato nella condizione di dover gestire tre gol di vantaggio?
«No. Al contrario mi sono trovato in una finale playoff di serie B a dover recuperare due reti al Mantova, dopo aver perso 4-2 in trasferta. In queste gare basta un episodio per ribaltare la situazione. Il Pisa ha capacità, forza e consapevolezza per gestire la partita, con un allenatore che non farà mancare nulla sotto l'aspetto mentale».
In quel Torino - Mantova di 10 anni fa lei vinse 2-0 al 90' e 3-1 dopo i supplementari: come si realizzano simili imprese?
«Ci aiutò la spinta di 57mila spettatori. In certe partite serve intelligenza. Io rivedo il mio Torino nel Pisa di oggi, un bel mix di giocatori esperti e giovani interessanti».
Quante volte si è scontrato in campo con Rino Gattuso?
«Tante. Sono stato a trovarlo la scorsa settimana. Ho la maglietta che mi donò dopo un Milan - Reggina. E' incorniciata. Gliel'ho portata perché la autografasse. E' un uomo vero, carismatico, che sa inculcare la voglia di far bene. E' il simbolo della grinta. Mi ha dato l'impressione di essere carico e di sapere dove può arrivare con questa squadra».
Lei ha giocato con Antonio Montella, a Salerno nel 2010-11...
«E' velocissimo in profondità, sa creare spazi e spacca le difese in favore di chi si inserisce da dietro. Ora è doveroso spendere due parole su un altro giocatore...».
Chi?
«Ovviamente Nacho Varela. Non solo domenica scorsa, ma ogni volta che è stato bene fisicamente, ha mostrato qualità eccelse, che nulla hanno a che vedere con la Lega Pro. Difficile trovare in un giocatore del genere lo stesso spirito di sacrificio. La dimostrazione di quanto il gruppo è forte».
Massimo Berutto
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