Gioco
Quando l’Arena era un luogo di aggregazione
Costanzo nel suo ultimo libro: «Dopo un gol potevi trovarti abbracciato a chiunque»
PISA. Gli anni Settanta e la vita che scorre in un quartiere, anzi in un villaggio, I Passi, a pochi metri da Pisa. L'adolescenza, le prime pulsioni sessuali, la politica e l'amore per la propria città e per il calcio che in quegli anni si viveva esclusivamente allo stadio. Di queste e tante altre storie parla "i racconti della mano destra" ( Marchetti editore), l'ultimo libro di Sergio Costanzo.
Lo scrittore pisano rivive gli anni che vanno dal 1974 al 1979 in una serie di brevi racconti che fotografano bene quel momento storico: «Un periodo difficile e drammatico per il paese. C'è il terrorismo, le brigate rosse e molta violenza. La politica poi aveva un ruolo importante. Noi adolescenti magari la seguivamo anche andando ai comizi ma eravamo un po' distanti e passivi da quel mondo. I punti d'attrazione in piccoli centri però erano solamente due: la Casa del popolo o la chiesa. Ci sono anche i primi approcci con l'altro sesso che non sono mai facili. In sintesi avevamo meno sbocchi e possibilità ma molti sogni e tante idee. Cercavamo di diventare grandi».
La copertina del libro è di grande impatto con una televisione divisa a metà con un terrorista che spara con la mano destra e i cataloghi di Postalmarket. I temi portanti del libro sono infatti la lotta armata e l'autoerotismo: «In un certo senso tutto viene fatto con la mano destra ed è lei che poi scrive queste storie. Per questo devo ringraziare l'editore che ha fatto una scelta così coraggiosa anche con una copertina dai grandi contrasti con le immagini a metà tra il bianco e nero e il colore».
Costanzo narra anche dei luoghi dove è cresciuto che sono I Passi e Orzignano attraverso i personaggi che ne animavano la vita: «Sono loro stessi che ci raccontano i posti. L'evento più importante dell'estate era la festa de L'Unità. Anche cose che oggi sembrano minime si trasformavano in grandi eventi. Come quando a I Passi vennero ad esibirsi i Giancattivi. L'arrivo degli operatori televisivi in paese scatenava sempre una gran folla di curiosi».
Tra l'altro la televisione era un mezzo di attrazione pubblica. Si guardava tutti insieme nei bar o nei circoli. Questo è un mondo che non esiste più e Costanzo cerca di far conoscere ai più giovani e di non far dimenticare ai suoi coetanei:" oggi l'informazione si fruisce prevalentemente su Internet e non sulla carta stampata come all'epoca. Parliamo di un altro mondo rispetto anche agli anni 80 dove la c'è stata la prima grande trasformazione tecnologica con l'avvento dei computer».
Un' epoca dove la differenza tra ricchi e poveri era ancora più marcata, soprattutto nel vestiario: «Al tempo una pelliccia se la poteva permettere solo chi aveva tanti soldi. Oggi nonostante le divisioni tra classi esistono ancora il confine, almeno nelle apparenze, è meno marcato».
Anche lo stadio verso la fine degli anni settanta è un grande luogo di aggregazione e un enorme contenitore sociale: «A Pisa ma un po' su tutti gli spalti d'Italia si azzeravano le differenze di ceto e le diverse idee politiche. Dopo un gol ti potevi trovare abbracciato a chi non conoscevi o aveva idee distanti dalle tue. Un calcio romantico dove in Tv aspettavi con trepidazione novantesimo minuto una volta tornato a casa».
C'è un capitolo del libro interamente dedicato all'Arena Garibaldi e in particolare alle donne che frequentavano lo stadio. Costanzo non seguirà la sfida playoff tra Pisa e Maceratese ma non per mancanza di affetto verso la squadra allenata da Gattuso: «L'amore per i colori nerazzurri è ancora oggi intatto ma il calcio di adesso non mi appartiene più. Dopo il fallimento del 1994 e la fine dell'era Anconetani sono venuto all'Arena per puro caso solamente una volta. Il mondo economico domina sul fatto sportivo. I diritti Tv la fanno da padrone. Per carità gli scandali e gli ingaggi esagerati c'erano anche negli anni settanta e ottanta ma oggi non c'è più poesia. Mi mancano giocatori veri come Diego Armando Maradona, che esaltava la folla fin dal riscaldamento con i suoi palleggi". Sergio Costanzo è al suo quarto romanzo dopo "Io Busketo", "Il fiume si rise" e "le tavole dei Galilei". «Scrivo per amore della mia città- conclude Costanzo- e cerco di raccontare le cose che mi colpiscono maggiormente attraverso anche le letture e gli studi che ho fatto su Pisa».
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