Il Tirreno

Pisa

«Ora serve personalità» parola di Gigi Simoni

di Emilio Chiorazzo
«Ora serve personalità» parola di Gigi Simoni

Due stagioni col Pisa, 2 promozioni e qualche lite con Romeo

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PISA. Stare sulla panchina del Pisa, per lui è stata una scuola. Gigi Simoni, oggi presidente onorario della Cremonese, ex allenatore di squadre come Inter, Napoli e Torino, non lo nasconde. Quelle due stagioni alla guida del Pisa - a metà degli anni Ottanta - gli hanno lasciato dentro tanti insegnamenti.

«Ad esempio la regola dell’”un terzo” - dice - che era il metodo con cui Romeo Anconetani, presidente e padrone del Pisa, formava le squadre per affrontare i campionati: dava la possibilità di scelta dei giocatori da acquistare per un terzo agli osservatori che mandava in giro a scoprire talenti per tutto l’anno; per un terzo accontentava l’allenatore che aveva scelto e per il rimanente terzo, faceva di testa sua».

Mister a Pisa ha trascorso due belle stagioni.

«Bellissime, direi. Ma sempre fino a sette giorni dalla fine. Poi si trovava il verso di peggiorare le cose. Il rapporto con Romeo Anconetani era bellissimo per undici mesi. Succedeva sempre qualcosa alla fine, nonostante ci fossero le vittorie. Qualcosa che ti costringeva a cambiare. Ma quell’ambiente mi piaceva. Ed è per questo che dopo la parentesi con la Lazio, sono tornato nuovamente al Pisa».

Due stagioni di serie B: quella del 1984-85, che il Pisa concluse al primo posto, con la promozione in serie A. E quella del 1986-87: altro primo posto, insieme con il Pescara. E nuova promozione in serie A.

«Tecnicamente la prima annata mi è piaciuta di più. Più bella, la squadra era forte. Era un divertimento. Il secondo campionato era stato più laborioso».

Perché?

«C’era stata la sensazione di giocare la serie A, grazie al fatto che l’Udinese era stata retrocessa per un illecito. Durante l’estate fu riammessa in serie A con una penalizzazione. Fummo rimandati in serie B e lo sapemmo mentre stavamo facendo la preparazione al campionato. Così dovemmo mandar via qualche giocatore che era stato acquistato appositamente per la massima serie. E che non ci potevamo permettere. Come Shachner, ad esempio. Lottammo fino all’ultima giornata: vincemmo a Cremona e conquistammo nuovamente la promozione in serie A».

Se pensa agli uomini, che ricordo viene alla mente di quegli anni.

«Alla prima esperienza avevo una squadra con grandi ragazzi: Kieft, Berggreen. Gente di qualità superiore».

E la sensazione di aver regalato un traguardo alto alla città se la porta dentro?

«Io mi sono portato dietro grandi gioie, grandi soddisfazioni. Era un gruppo fantastico: Mannini, Armenise, Mariani, Volpecina. Una squadra ben costruita. Avevamo la sensazione che avremmo potuto vincere il campionato. E così fu.

E il rapporto con Anconetani com’è stato?

«Se uno voleva ampliare la conoscenza del calcio, per vivere in una società che ti sta vicina , con Romeo era un successo. Quante cose mi ha insegnato. Come si costruiscono le squadre, ad esempio, con la divisione della scelta. Era una cosa bella e importante: ognuno poteva dire la sua e ognuno poteva portare qualche giocatore. Portai Mariani, Baldieri, che avevo seguito da anni, Cuoghi, che conoscevo, Faccenda che dopo andò alla Fiorentina»

Il rapporto con la città com’era?

«Molto buono. Ma quando ho deciso di andare via è stato proprio perché la città considerava me e i ragazzi artefici dei successi che stavamo ottenendo. Questo infastidiva Anconetani e alla fine eri costretto a separarti: ognuno per la sua strada. Ma ho un grande ricordo della città dei tifosi e soprattutto del presidente: quelli erano i primi anni di lavoro che stavo svolgendo. È stato un maestro».

Segue il Pisa di Gattuso?

«L’ho visto con la Spal. Bella partita: due squadre di grande levatura. Ricordo che giocarono un tempo per uno, il Pisa vinse. Merito degli attaccanti che erano in campo in quell’incontro».

E la sfida con la Maceratese?

«In queste circostanze conta soprattutto una cosa: chi ha più personalità e non è superficiale, alla fine trionfa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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