Gioco
«Il mio futuro? Mi piacerebbe allenare i giovani»
Pontedera: Vettori, fresco di rinnovo coi granata fino al 2018 confessa il suo sogno. «Non mi immagino lontano dal campo»
PONTEDERA. L'umiltà è il suo tratto distintivo, la predisposizione al sacrificio il suo punto di forza. La maglia granata per lui ormai è una seconda pelle. L'avventura di Federico Vettori con il Pontedera non si ferma. Anzi, raddoppia. A ottobre le candeline da spegnere saranno 34, ma lui di abbandonare il centro della difesa proprio non vuole saperne. Anche se, con un pizzico di emozione nel tono di voce, confessa di aver già iniziato a progettare il futuro. Panchina o scrivania, chissà. Le idee si schiariranno col tempo. Di sicuro per Vettori, fresco di prolungamento di contratto fino al giugno 2018, c'è un posto pronto nello staff tecnico granata. Giovannini ieri glielo ha sussurrato prima di passargli la penna per quella che con tutta probabilità è stata l'ultima firma del “guerriero” da calciatore professionista.
I tifosi si aspettavano un prolungamento annuale vista la sua età. Il direttore generale Paolo Giovannini invece ha stupito tutti e le ha messo sotto gli occhi un biennale. Cos’ha provato quando ha letto “2018”?
«È stato uno strano mix di sensazioni. Da una parte la naturalezza di proseguire l'esperienza con la maglia granata, dato che non ci ho pensato neppure un secondo a firmare. Dall'altra la sensazione che Pontedera può davvero diventare il mio futuro, non solo da calciatore».
Dice così perché Giovannini si è sbilanciato con una promessa nei suoi confronti?
«No, nessuna promessa. Scherzando mi ha detto che se nella stagione 2017-2018 non ce la facessi a giocare con regolarità, visto che avrò 36 anni, potrei ricoprire anche un altro ruolo».
Una volta appesi gli scarpini al chiodo di cosa le piacerebbe occuparsi nel Pontedera?
«Premetto che faccio molta fatica a immaginarmi lontano dal rettangolo verde. Diciamo che non vorrei abbandonare l'atmosfera del campo e quindi mi vedo come allenatore, magari dei ragazzi del settore giovanile. Veder crescere i giovani e aiutarli nella loro maturazione è una bella sensazione. Per ora l'ho provato da calciatore “anziano”, un giorno magari potrei provarlo da mister».
Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo all'estate del 2011. Cosa ricorda del suo arrivo a Pontedera?
«Mi contattò l'allora direttore sportivo Umberto Aringhieri. Dovevo firmare con il Pontedera già l'anno prima, ma poi decisi di restare alla Canavese. Ricordo che eravamo una squadra forte, composta da tanti giocatori di valore. Vincemmo il campionato di serie D tenendo un passo spaventoso e fu una soddisfazione incredibile».
Negli ultimi cinquant'anni di storia del Pontedera lei è in settima posizione nella classifica dei giocatori con più presenze. Potenzialmente potrebbe inserirsi sul podio nelle prossime due stagioni, dato che è a quota 131 e Arrighini, terzo, è a 154.
«Non lo sapevo, ma credo che sia una grande soddisfazione entrare nella classifica dei più presenti. Oro voglio il podio».
Di compagni ne ha avuti tanti in granata, qual è stato quello che l'ha impressionata di più?
«Ho avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio con molti giocatori forti. Il mio modello di riferimento, come capitano e come uomo, è stato Davide Carfora. Eravamo compagni di stanza, abbiamo parlato molto e credo che rispecchi in tutto e per tutto la figura del leader».
C'è un sogno che ancora non è riuscito a realizzare in granata?
«Se i playoff venissero ampliati a più squadre nella prossima stagione vorrei passare il primo turno con il Pontedera. A Lecce nel 2014 ci siamo andati vicinissimi».
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