La manifestazione
Carparelli: non è una gara facile, occhio a Virdis
L’ex nerazzurro, savonese di nascita, continua a giocare e a segnare. «Gattuso? Per me un idolo»
PISA. E' savonese di Loano uno fra i più grandi capitani nerazzurri dei tempi recenti. Marco Carparelli, alla soglia dei 40 anni, continua a giocare e a segnare in Promozione nella squadra del suo paese e sogna di volare presto negli Usa (al Miami Fusion) per scrivere un'altra affascinante pagina della sua infinita carriera.
Marco, per te oltre 100 gol segnati in 3 anni, da quando hai lasciato Pisa per giocare in campionati minori.
«Sto bene. Mi piace giocare. Mi diverto, ma faccio la persona seria in allenamento e nelle partite. Cerco di dare il mio contributo, soprattutto una mano ai giovani».
Si legge che sbagli qualche gol per scarsa lucidità sotto porta, dunque continui a correre avanti e indietro...
«Non smetto mai di correre. Mi piace lottare, come ho sempre fatto. Su 4 occasioni ne fallisco 2 per scarsa lucidità, ma ne sfrutto 2. Fisicamente sto alla grande, perché faccio una vita sana e regolare. Sto vivendo una nuova giovinezza e una seconda carriera. Penso che potrei ancora giocare fra i professionisti, perché il livello generale non è altissimo».
Il Savona è la tua squadra del cuore?
«No, è il Genoa. Non ho mai giocato nel Savona. Comunque lo seguo e sono dispiaciuto per la situazione in cui si trova, con tanti punti di penalizzazione».
A Savona il Pisa è caduto all'andata...
«E' la dimostrazione che non esistono partite facili. Il Pisa sta facendo bene. Gattuso ha trovato un'identità alla squadra. Ma devi sempre stare attento: anche una formazione di bassa classifica può metterti in difficoltà».
A Savona com'è il morale intorno alla squadra?
«Il pubblico si sta rassegnando dopo la mazzata dalla giustizia sportiva. Adesso la speranza è di raggiungere il penultimo posto e poi di giocarsi con ritrovato entusiasmo i playout».
Qual è il più temibile fra i liguri?
«Virdis, sempre pronto a metterla dentro».
Hai mai incrociato Gattuso sui rettangoli di gioco?
«Certo. Io e lui avevamo caratteristiche tecniche diverse, ma eravamo due lottatori. Per me è stato un idolo e un esempio di attaccamento alla maglia».
Massimo Berutto
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