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Gattuso e Franco Ipsaro, il football è passione

Gattuso e Franco Ipsaro, il football è passione

L’allenatore e l’ex difensore nerazzurro a Tirrenia per il libro di Barsantini “Il calcio nell’anima”

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TIRRENIA. «Ero un ragazzino di 12 anni e correvo verso il bar di mio zio. Si giocavano i mondiali in Italia. E non pensavo che un giorno anch’io avrei indossato la maglia azzurra». Quel ragazzino è Gennaro Gattuso che diventerà un calciatore che nella sua carriera vincerà tutto.

L’attuale allenatore del Pisa insieme a una bandiera del grande Pisa di Anconetani, Franco Ipsaro, è stato ospite dell’associazione culturale Giannini di Tirrenia. L’incontro si è svolto al ristorante “Da Manuel” dove è stato presentato il libro “Il calcio nell’anima” di Cristina Barsantini. Un libro che affronta il calcio nella letteratura e nell’arte con vignette di Giuliano e interviste a personaggi del mondo dello spettacolo appassionati di calcio. Un libro, allo stesso tempo, colto e divertente.

Gattuso si ricorderà di quella corsa verso il bar quando, con la maglia azzurra, attraverserà il sottopassaggio per la sua prima presenza a un campionato del mondo. Siamo nel 2002 e l’Italia guidata da Trapattoni uscirà anzitempo. Ma la rivincita arriverà nel 2006 in Germania con la nazionale di Lippi campione del mondo. Ringhio alla fine della partita andò dal mister a chiedergli di restare: «Eravamo un grande gruppo e sono certo che due anni dopo avremmo vinto anche gli Europei. Ma Lippi fu irremovibile. Voi toscani avete la testa più dura di noi calabresi» ha detto Gattuso.

Quale fu il segreto di quella vittoria ai mondiali? «A un giocatore può girare la testa, sempre i migliori alberghi con uno stuolo di camerieri. Lippi, invece, volle la nazionale in ritiro in un albergo a tre stelle. C’era il buffet e ci alzavamo da tavola. Mantenendo la squadra lontana dal lusso, dalle comodità, Lippi è riuscito a creare un gruppo, non c’erano i singoli, c’era la squadra».

Inevitabili le domande, considerato il libro che si presentava, su Gattuso ragazzino. «Giocavo in strada e nei campi tutto il giorno, otto-nove ore e non mi stancavo mai. Mi ha fortificato. I ragazzi di oggi non giocano così tanto, sono bravi a stare ore alla playstation e poi hanno difficoltà a prendere anche un pallone al volo».

Gattuso ha ricordato anche quando nel 1996 i Rangers di Glasgow gli offrirono un contratto di due miliardi di vecchie lire. «Non volevo andare a giocare in Scozia, ma mio padre, che guadagnava un milione e non sapeva neanche come si scrivesse un miliardo, disse che mi avrebbe mandato a Glasgow a calci nel sedere. Avrei fatto, comunque, il giocatore con la stessa intensità e passione, anche se mi avessero pagato un decimo di quello che ho guadagnato».

La speranza è che il Pisa con Ringhio possa tornare ai fasti del grande Anconetani. «Certo, la speranza è di vedere di nuovo il Pisa in serie A, ma non credo che potranno tornare quei tempi - afferma Ipsaro – perché Anconetani era unico». Ipsaro è siciliano e anche lui ha dovuto lasciare in tenera età la famiglia e Messina. Fino alla realizzazione di giocare in serie A. E Pisa gli è rimasta nel cuore tanto da rimanerci a vivere.

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