Italia
Quando Simeone segnava e sognava nel Pisa di Romeo
Sotto la Torre cominciò la sua straordinaria carriera: era un ragazzo ma già un grande professionista
PISA. Ma guarda un po'. Questo ragazzaccio beveva con me e ora batte - scusate, continua a battere - il Real Madrid di Zidane, Bale, Cristiano Ronaldo. Al Bernabeu oltretutto. Un predestinato? Sì, perché ha sempre avuto, prima come giocatore e ora come allenatore, la rabbia agonistica degli argentini. A vent'anni era già un prepotente. In campo affondava i tackle contro giocatori più grossi e molto più esperti di lui, e lo faceva nel campionato più difficile del mondo, la serie A, dove era appena approdato dall'Argentina. E si sentiva ricco e felice. Amico, mi diceva, la mia vita è cambiata, sono ricco.
Al Velez Sarsfield prendevo l'equivalente di 18 milioni di lire l'anno, qui me ne danno 90. Io non stavo a dirgli che i giocatori "veri" prendevano almeno dieci volte di più.
Lui era, ed è, el Cholo: Diego Pablo Simeone, l'ultimo favoloso (per valore tecnico) colpo di mercato di Romeo Anconetani al Pisa. Arrivò sotto la Torre nell'estate 1990, restò solo due anni, poi il Pisa dovette venderlo per fare cassetta. Non c'era più in nerazzurro Mircea Lucescu, che di questo sbarbatello diceva «guardate che diventerà uno dei più forti centrocampisti d'Europa». Lo diventò. Siviglia con Maradona, Atletico Madrid, Inter, Lazio. Scudetti, coppe nazionali, coppe europee.
Eppure a Pisa, prima in serie A e poi in serie B, era davvero un ragazzo. Appena poteva, faceva venire dall'Argentina i suoi familiari: papà, mamma, le bellissime sorelline. Di soppiatto veniva anche a vedere le nostre partite di disgraziati su campi infamissimi dove il padre giocava con noi. Una volta, in estremo anonimato, giocò anche lui. Oggi sarebbe impensabile, credo.
VIDEO Il primo gol di Simeone con la maglia del Pisa
Vamos vamos Diego PabloEra l'ultimo giorno di mercato del 1990 e il Pisa non aveva ancora completato l'organico. Romeo Anconetani puntò su un giocatore: Diego Pablo Simeone. In che modo? In una maniera incredibile, come ci racconta Marco Malvaldi: http://bit.ly/1VmeB2GQui sotto il primo gol "italiano" del Cholo
Pubblicato da Il Tirreno - Sport su Lunedì 28 settembre 2015
Andò via da Pisa tristissimo. Mi regalò la sua maglia della Nazionale con cui aveva vinto la semifinale di Coppa America in Cile: «Sei troppo scarso per quella della finale», mi prendeva in giro. E’ rimasto innamorato della Toscana: tuttora viene, a Marina di Pisa, quando può e in segreto. Qualche amico lo ha ancora in città, ma con la consegna di non dire in giro quando verrà.
Di Romeo aveva paura, come tutti: impiegati del Pisa, giornalisti, allenatori, giocatori. Una volta dovette volare a Londra per un'amichevole (amichevole per modo di dire) Inghilterra-Argentina. Ebbe uno scontro durissimo con Adams, una specie di pilastro di cemento: tornò con una gamba completamente nera. Fatti vedere, gli dissi. «Tu sei tutto scemo, - mi rispose. - Il presidente già non voleva farmi andare, secondo te come mi presento dicendo che sono infortunato?».
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Era un ragazzaccio che abitava in pieno centro, in Borgo, a cento metri dal Ponte di Mezzo. Non l'ho mai visto meno che sobrio. La sua "droga" era il mate, un infuso d'erbe praticamente imbevibile per gli europei ma del quale i sudamericani vanno pazzi. Mai una sigaretta, mai un bicchiere di troppo. Era anche un ultrà nel profondo: mi insegnò le canzonacce delle barras bravas argentine, una sera in piazza dei Cavalieri cantammo quella dei tifosi del River che offendevano quelli del Boca.
Ma era un professionista, E che professionista. E da allenatore è rimasto quello che era da giocatore: un martello. Lavoratore, metodico, entusiasta, convolgente. Ha vinto in Argentina, ha fatto diventare l'Atletico una potenza seppure con budget ridicoli rispetto a Real e Barcellona. Soprattutto, in campionato è il terrore dei galacticos. Che ancora una volta si sono dovuti inchinare alla superiorità agonistica dei suoi colchoneros (in italiano "materassai" per le righe biancorosse della maglia).
Da un po' di tempo non lo sento più. Ora appartiene a un mondo nel quale ogni giornalista è una persona sospetta. E' brutto ma è così. Ma gli voglio sempre bene. E a Pisa, ma anche a Roma sponda Lazio e a Milano sponda Inter, quando lui vince festeggiano in tanti.
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