Sicurezza
Hockey: Ferrini è l’asso nella manica del Cus
Il difensore della nazionale azzurra su prato è uno dei giocatori più attesi nelle finali indoor
PISA. Il pisano Luca Ferrini, classe 1990, è uno dei giocatori più attesi nelle finali scudetto in programma da domani.
A che età hai iniziato a giocare a hockey?
« Ho iniziato a 7 anni con i miei maestri Silvana Lo Giudice e Daniele Taglioli».
Da quanto vivi in Belgio?
«Quella in corso è la mia terza stagione».
Come giudichi il campionato italiano rispetto a quello belga?
«Il campionato belga ha raggiunto un livello altissimo, soprattutto negli ultimi anni, grazie a investimenti, interesse popolare e mediatico, e per caratteristiche del paese (piccolo, piuttosto ricco, con tradizione sportiva, vicino all'Olanda tradizionalmente leader nell'hockey). Il campionato Italiano ha potenziale, ma soffre di problemi strutturali (il paese è grande e partecipare al campionato è costoso per i club. Lo sport ha poca visibilità e quindi pochi iscritti alla Federazione, il che tiene basso il numero di squadre e di talenti naturali). Insomma, il campionato belga si sta spostando verso una professionalizzazione che in Italia per ora è difficile immaginare».
L'hockey professionistico è il tuo lavoro?
«Per scelta non mi dedico completamente all'hockey, ma porto avanti in parallelo anche la mia carriera lavorativa. Vari dei miei compagni di squadra sono professionisti e vivono di hockey (alcuni solo giocando, altri giocando e allenando squadre di bambini nel loro club)».
Negli ultimi 3 tornei hai ricoperto il ruolo di vicecapitano della nazionale italiana e alle Universiadi di Kazan eri capitano degli azzurri. Che prospettive vedi per il futuro?
«Penso che per qualità potremmo stare tra le prime 20 squadre al mondo, ma ci manca continuità e un progetto a medio-lungo termine. Il fatto che l'hockey sia sport olimpico ci dà possibilità notevoli, e sono sicuro che con le condizioni adatte potremmo avere una crescita significativa anche sul medio termine».
E nel tuo futuro cosa vedi?
«Spingere ancora il mio gioco per migliorare ancora il mio livello ed essere un giocatore chiave nella nazionale italiana». (p.p.c.)
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