Il dolore
Ulivieri: non mettete pressione ai granata
«Questo Pontedera può far bene, ma sarebbe un errore caricare sulle spalle dei giocatori un peso eccessivo»
PONTEDERA. La maggior parte della sua vita è racchiusa nei pochi metri quadrati che dividono la panchina dal campo di gioco. Ha iniziato dalla Toscana, nel cuore degli anni Sessanta, allenando San Miniato, Fucecchio e Cuoiopelli. Fino al calcio delle tv e delle conferenze stampa: Fiorentina, Ternana, Vicenza, Perugia, Sampdoria, Cagliari, Modena, Bologna, Napoli, Parma, Torino e Reggina. Renzo Ulivieri, 75 anni il prossimo 2 febbraio e un modo di fare diretto e genuino, dal 2014 ha scelto di dedicarsi al calcio femminile. Prima l'esperienza alla Scalese, poi, l'estate scorsa, l'inizio dell'avventura alla guida del Pontedera Cf, in serie C. Ulivieri, presidente dell'associazione italiana allenatori, si sta battendo per incrementare il movimento del pallone rosa in Italia, ma di tanto in tanto cede al richiamo del passato e si catapulta in tribuna, non importa quale sia lo stadio, per assistere alle partite dei maschietti. Lo ho fatto anche lo scorso 20 dicembre, prendendo posto sugli spalti del Mannucci in occasione di Pontedera-Santarcangelo.
Che impressione le ha fatto il Pontedera?
«Buonissima. Ho visto una squadra sempre alla ricerca del fraseggio, impostata per vincere e per far divertire la gente».
E del campionato di Lega Pro in generale, che idea si è fatto?
«Non sono d'accordo con chi va dicendo che la Lega Pro è carente dal punto di vista tecnico. Ci sono giocatori interessanti e squadre ben attrezzate. Le gare, per chi ama il gioco del calcio, sono piacevoli. E poi ci sono i giovani, tanti giovani. In Italia c'è un timore particolare a gettarli nella mischia, ma solo attraverso il campo possono migliorare e, magari, diventare tesoretti interessanti per le società in ottica mercato».
Saper lavorare coi giovani è il punto di forza del suo collega Indiani, vi conoscete?
«Sì, conosco il suo modo di lavorare e credo che potrebbe stare tranquillamente in categorie superiori. È in grado di far rendere al meglio e di far crescere i ragazzi, il Pontedera deve tenerselo stretto».
Crede che il Pontedera abbia le carte in regola per puntare ai playoff?
«La squadra non deve essere caricata di pressioni. Se il gruppo continua a sorridere e a far sorridere il pubblico può farcela, ma non deve essere commesso l'errore di mettere sulle spalle dei giocatori un peso che non possono sopportare. La classifica è sicuramente al di sopra delle aspettative, merito di una società esemplare».
Campionato avvincente, eppure sempre meno seguito, statistiche alla mano. Come mai, secondo lei, la gente non va più allo stadio?
«Le famiglie devono tirare la cinghia, andare allo stadio ha un costo. Purtroppo si è perso il “campanile” nel calcio, gli spettatori si sono allontanati. Gli stadi si riempiono col popolo».
Tommaso Silvi
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