Il dolore
«Mio figlio, allenatore sulle orme di Sarri»
Lino De Petrillo racconta Alessio, tecnico del Prato: «Per noi, cresciuti all’Arena, è strano affrontare i nerazzurri»
PISA. Alessio De Petrillo contro il “suo” Pisa. Le emozioni dell’allenatore del Prato, nostro concittadino, affidate alle parole del padre Lino, capitano nerazzurro e pisano d’adozione da oltre mezzo secolo, nonché veterano della panchina.
Lino, un De Petrillo contro il Pisa è quasi una contraddizione in termini...
«Siamo una famiglia legata al Pisa. Io ci ho giocato per quattro anni e di fatto l’ho allenato, perché ogni volta che veniva esonerato un tecnico la squadra era affidata a me, anche se ufficialmente il mister era un altro. Alessio è cresciuto all’Arena Garibaldi: giocava a pallone dietro la Curva Sud e faceva il raccattapalle la domenica alla partita. Da grande è diventato il responsabile del settore giovanile nerazzurro e l’allenatore della Primavera. Prima vivevamo in via Abba, in una delle tre palazzine costruite da Marcocci e consegnate ai giocatori. Gli altri le vendettero, io ci rimasi ad abitare».
A Prato la consacrazione per Alessio in Lega Pro...
«Il Prato non spende molti soldi, ma è una società seria. Da 37 anni è in mano alla stessa famiglia, prima a Toccafondi padre, che ricordo anni fa impegnato sul mercato, e ora al figlio. La salvezza è come vincere un campionato. La città è grande, ma c’è poca gente allo stadio. Ricordo invece il grande pubblico ai tempi della serie B».
Suo figlio le chiede consigli su qualche scelta tecnica?
«Lui non li chiede ed io non gli dico nulla. Deve fare di testa sua. Il calcio è come la musica: non si finisce mai di impararlo».
Lei si rivede in Alessio come allenatore?
«Lui è più calmo di me. Io ero più eccitato in panchina. Alessio è molto preparato. Quando non allena è sempre a Coverciano o va a vedere gli allenamenti delle altre squadre. Come idee è molto vicino a Sarri e infatti più volte, alla Sansovino e poi ad Alessandria, ha preso il suo posto».
Che squadra è il Prato?
«Una squadra giovane. A Savona ha perso per aver sbagliato un rigore. Con la Carrarese la sconfitta è arrivata su due calci piazzati. E’ lo scotto di schierare tanti ragazzi, ma a Prato i programmi sono questi».
Del Pisa che impressione ha tratto?
«Parte sempre con grandi propositi, ma spesso la montagna partorisce un topolino. In città ci sono i presupposti per far bene. Allo stadio vanno 6-7mila spettatori, anche se la squadra non è prima ed è abbastanza distante dalla capolista Spal. Comunque con il secondo posto si arriva ai playoff e si può lottare per la B. La promozione diretta sarà una questione tra Pisa e Spal. La Maceratese non può competere».
Eppure lo scorso anno l’outsider Teramo beffò Pisa e Ascoli...
«Il Teramo è un caso particolare: è un luogo ideale per fare calcio, perché là non ci sono svaghi o distrazioni».
Il Pisa ha calato gli assi fin dai primi giorni del mercato di gennaio...
«Lucchesi è esperto. Me lo ricordo sul mercato quando anch’io ero giovane. Gattuso è una garanzia. Io ho lavorato a lungo a Cosenza e ho sentito parlare spesso di lui: un ragazzo a posto. Da allenatore ovviamente, come tutti, è legato ai risultati».
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