Il Tirreno

Pisa

È il momento di Sane “pendolino” granata «Siamo una famiglia»

di Tommaso Silvi
È il momento di Sane “pendolino” granata «Siamo una famiglia»

Umile, silenzioso, educato e con un grande futuro Ha saputo prendere al volo l’occasione concessagli da Indiani

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PONTEDERA. È arrivato al Pontedera in punta di piedi. Di lui si dice che sia uno degli esterni potenzialmente più forti nel panorama giovanile. Umile, silenzioso, educato. Ha saputo aspettare il suo turno senza un briciolo di polemica. Mister Paolo Indiani lo ha fatto lavorare sulla fase difensiva. Perché il calcio non è solo attacco, c'è anche da ripiegare per aiutare i compagni. Soprattutto se vuoi giocare esterno di centrocampo nel 3-4-2-1 granata di questa stagione. Ansoumana Sane ha atteso il suo treno e ci è salito al volo. La seconda parte del girone d'andata l'ha vissuta da protagonista. Sabato, nel pareggio a reti bianche di Teramo, ha tirato fuori dal cilindro una prestazione da extraterrestre. Il “pendolino” nato a Thies, in Senegal, il 25 marzo 1996, si è divertito seminando il panico sul settore difensivo destro dei “diavoli”. Ha sfornato almeno tre occasioni da rete, si è sempre fatto trovare pronto in copertura e non ha smesso un secondo di correre.

Ha dovuto pazientare per parecchie partite prima di essere chiamato in causa dal mister. Come ha vissuto le panchine di inizio stagione?

«Con serenità, senza fare drammi. Mi sono sempre allenato al massimo, senza pensare che sarei potuto stare in panchina. Non ho mai mollato e ho seguito la mia strada, ascoltando i consigli dell'allenatore per migliorarmi».

Torniamo allo 0-0 di Teramo. Il Pontedera ha conquistato un punto prezioso nello stadio di una formazione che in stagione non ha mai perso in casa. Il pari finale è il giusto risultato per quello che si è visto in campo?

«Sì, anche se abbiamo avuto le occasioni per vincere la partita. Ci siamo trovati di fronte una squadra ben organizzata, che ci ha fronteggiato concedendoci pochi spazi. L'importante è che siamo ripartiti con lo stesso spirito con cui abbiamo chiuso il campionato prima della sosta per le festività».

Lei è arrivato in Italia quattro anni fa, al Chievo, che è ancora il proprietario del suo cartellino. Dopo l'avventura alla Pro Piacenza della scorsa stagione è arrivata l'esperienza a Pontedera. Qual è il suo sogno nel cassetto?

«Approdare nel grande calcio, anche se so bene che tutto parte dalle serie minori. Bisogna dimostrare di essere giocatori validi per scalare le categorie. Io sto lavorando per far vedere di cosa sono capace».

Cosa l'ha colpita di più in questi sei mesi in granata?

«La compattezza del gruppo. Siamo più di uno spogliatoio, siamo una famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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