Gioco
Sui calci piazzati si può fare di più (sia in difesa che in attacco)
Recenti statistiche identificano ormai in circa un gol ogni tre il contribuito delle palle inattive, sempre più oggetto degli allenamenti di rifinitura, spesso a porte chiuse, prima delle partite....
Recenti statistiche identificano ormai in circa un gol ogni tre il contribuito delle palle inattive, sempre più oggetto degli allenamenti di rifinitura, spesso a porte chiuse, prima delle partite. Gianni Vio, grande esperto di schemi su corner e calci piazzati, intervistato mesi fa dal Corriere dello Sport, ha identificato nel 35%-38% l’apporto al bottino complessivo: «E’ come avere un attaccante in più». A Pisa si ricordano soprattutto gli svarioni difensivi (5 su 15), ma è soprattutto in attacco che i nerazzurri devono ancora allinearsi a questa tendenza. Oltre al rigore realizzato dall’aretino Capece e la punizione trasformata dal savonese Cocuzza (grazie ad una deviazione di Sanseverino), altri 5 gol sono nati sugli sviluppi di calci franchi, corner o rimesse laterali, sfruttati in sequenza da De Vena (Santarcangelo), Perrotta (Teramo), Sbraga (Carrarese), Mora (Spal) e Kouko (Maceratese). Un 30%, addirittura al di sotto della quota prevista. Marcatura a zona e ad uomo? Più volte sono stati avanzati dubbi sulle marcature a zona, adottate non solo dal Pisa, su angoli e calci piazzati. In realtà qualcosa è cambiato nei dettami tattici delle ultime giornate: il maceratese Fioretti era inseguito a uomo da Rozzio, quando è riuscito ad incornare di testa favorendo il tap-in di Kouko, vanamente contrastato da Verna. Sul versante opposto, si registrano 4 su 23 gol segnati. A parte il rigore di Ricci (ad Arezzo) e le due punizioni vincenti di Mannini (a Santarcangelo e a Carrara), sono appena 4 le reti scaturite da palla inattive. Dopo il gol-lampo del subentrato Lupoli all’esordio con il Prato, hanno colpito Montella (contro L’Aquila), Rozzio (a Ferrara) e Lores Varela (a Pontedera). Numeri non ricchissimi, ma in crescita: 2 incursioni in area avversaria (la metà del totale) tra gli ultimi 7 centri. (m.b.)
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