Il Tirreno

Pisa

Pisa: Arma e Cani, storie in fotocopia

Pisa: Arma e Cani, storie in fotocopia

Passaggio di consegne tra i due centravanti, come era già successo con gli stessi protagonisti nell’estate 2013 al Carpi

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Storie di immigrazione e di integrazione a lieto fine si intrecciano intorno alla maglia numero 9 del Pisa. La casacca del centravanti passerà idealmente dal marocchino Rachid Arma all’albanese Edgar Junior Cani, dopo qualche intermediario che l’ha indossata nei mesi estivi. Curiosamente i due goleador si erano avvicendati anche al Carpi nell’estate 2013: pure allora Cani sostituì Arma, che dopo la promozione in B degli emiliani venne prelevato dal Pisa del direttore Lucchesi. Due stranieri che parlano perfettamente italiano, cresciuti rispettivamente in Veneto e in Umbria.

Storie. Arma e la sua famiglia scelsero il Nord-Est dello Stivale a 10 anni, raggiungendo il padre che era già sbarcato in Italia stabilendosi a San Bonifacio, in provincia di Verona. Più avventurosa la vicenda umana di Edgar Junior Cani: arrivò in Italia nell’estate del 1990, ad undici mesi, a bordo di una nave che, in fuga dal regime albanese, riuscì ad attraccare nel porto di Bari. In Puglia il padre Edgar trovò lavoro come ingegnere. Di seguito il trasferimento in Umbria, a Città della Pieve, in provincia di Perugia, dove il futuro nerazzurro crebbe e studiò (geometra). Come per Arma il passaporto fu il primo ostacolo per il passaggio al calcio italiano professionistico. Il marocchino vinse una battaglia legale per esordire in Lega Pro a 23 anni, mentre Cani se la cavò con uno stratagemma escogitato dalla dirigenza del Pescara, che lo fece tesserare da una formazione di Seconda Categoria (la Torre Alex) prima di includerlo ufficialmente nel proprio vivaio. Per lui anche la Toscana è terra di casa: Cani fu notato dal Pescara quando militava negli Allievi del Cortona, in provincia di Arezzo, formazione che lo collocò al centro dell’attacco dopo i primi calci da centrocampista centrale.

In Puglia con Varela. Bari nel destino del bomber albanese, anche in quello calcistico. L’approdo nel capoluogo pugliese, a braccetto con Ignacio Lores Varela, nel gennaio 2014, in una squadra nel bel mezzo di un delicato passaggio societario, eppure capace di sognare l’accesso in A nei playoff. Calcio e vita si incrociano. Cani non dimentica il passato: «Erano giorni difficili - riporta un’intervista di tuttobari.com dell’aprile 2014 -. Mia madre mi ricorda sempre che siamo partiti senza niente. Per fortuna le persone di Bari ci hanno dato da mangiare e dormire. Grazie all’Italia abbiamo pian piano avuto un alloggio dove vivere serenamente la nostra vita». Cani ricordò un ulteriore aneddoto: «Mia madre voleva battezzarmi, ma serviva un padrino cattolico. C’era un militare che si era affezionato a me, è stato lui il mio padrino. Mi piacerebbe un giorno ritrovarlo».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze