Lutto
Il ciclo Battini è finito: ora l'ex presidente deve farsi da parte
Molti sforzi e molte spese in sei anni, ma ora il Pisa ha la necessità di voltare pagina
PISA. Carlo Battini ha fatto molto, e ha molto speso, in questi sei anni per il Pisa. E alcune delle critiche che gli sono piovute addosso negli ultimi mesi sono state eccessive, fuori posto e violente. Ora però il suo ciclo è finito e non deve prendersi gioco della città. Dopo aver passato l’estate più angosciante degli ultimi anni, con una crisi finanziaria del club nerazzurro denunciata dallo stesso presidente (e padrone) del Pisa, apprendiamo ora da una sua mirabolante intervista senza contraddittorio che quel mega debito di quattro milioni, che ha fatto scappare a gambe levate fior di acquirenti, non esisteva. Cioè, era un normale debito di meno di due milioni.
Ricordiamo i fatti: a fine aprile, Battini preannuncia che non metterà più una lira nel Pisa, anzi non pagherà neanche gli ultimi stipendi stagionali. E pochi giorni prima della scadenza dei pagamenti (il 25 giugno), Battini va dal sindaco e gli dice: basta, non ho più soldi, ho messo in vendita la società a un euro ma nessuno me la compra. Aiutatemi perché non posso andare avanti. Inizia il panico, non si sa se la squadra sarà iscritta al campionato. Poi, Battini, incitato più o meno cortesemente dalla città, i pagamenti li effettua, attingendo anche dagli sponsor che anticipano generosamente i pagamenti futuri: 650.000 euro per stipendi, contributi e tasse delle mensilità di marzo e aprile; altrettanti per maggio e giugno; 500.000 per il ripianamento del rapporto p/a del bilancio 2014; 40.000 per l’iscrizione. In tutto fa poco meno di 1.850.000 euro, più la fidejussione, fatta in ritardo (ragione per cui il Pisa sarà penalizzato in classifica) di 400mila euro. Attenzione: non è una spesa di 400mila euro, bensì “il blocco” temporaneo della stessa cifra su un conto bancario. Ma questi soldi spesi, però, nel calcolo di Battini diventano 3,5 milioni.
E ora passiamo ai debiti. Perché sono quelli che hanno inchiodato le trattative. Il candidato compratore Venanzio Cipollitti chiede i bilanci aggiornati e le scritture contabili per poter fare un’offerta: non li riceverà mai. Anzi gli verrà chiesto un anticipo di 600mila euro per fare la domanda di ripescaggio. L’altro candidato acquirente Alessandro Ruggeri, ex presidente dell’Atalanta, fa un’offerta al buio di 1,2 milioni di euro, chiede i bilanci aggiornati e le scritture contabili e... indovinate? Non li riceverà mai. Nel frattempo la Norda firma una lettera d’intenti con Battini ma attende le solite carte, e l’Ansap Service di Genova firma (e paga) una prelazione «nonostante - scrive l’amministratore Daniele Portale - non siano mai giunti documenti ufficiali certificanti la situazione debitoria dell'Ac Pisa ma semplici fogli A4 con cifre puramente indicative...». Ah, anche il Comitato Vecchio cuore nerazzurro (ovvero la città socia che detiene l’1% del sodalizio ma è stata esclusa dal Cda sin dal 2011) ha chiesto più volte le stesse informazioni, col solito risultato.
Alla fine spunta Fabrizio Lucchesi, che non conosce i conti aggiornati ma almeno sa perfettamente come stavano le cose al 30 giugno 2014, cioè quando era scaduto il suo contratto da direttore generale. L’accordo viene raggiunto dopo una breve (come numero di giorni) ma estenuante trattativa: la Carrara Holding dello stesso Lucchesi acquista l’80% delle quote. Nell’infuocata assemblea pubblica di domenica 16 il nuovo presidente fa le cifre: «Ho trovato 4 milioni di debiti, me ne sono accollato poco più della metà».
E ora, in occasione della presentazione del nuovo mister Gattuso, aggiunge: «Mi son cascate le braccia a leggere quello che ha detto Battini, stamani non l’ho chiamato perché porto rispetto. Capisco che fatichi a staccarsi dal ruolo, si sta staccando un pezzo di sé. Ma adesso è cambiata repubblica. Il 30 agosto faremo l’approvazione del bilancio: le cifre le appenderò fuori dalla sede».
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