Gioco
Tazzioli: Favarin merita la chance-Pisa
«Nonostante la delusione di quest’anno, con qualche ritocco i nerazzurri possono far bene». Continua il toto Ds
PISA. Il Pisa si prepara ad annunciare il nuovo tecnico Favarin, mentre Carlo Battini stringe i tempi per decidere il ds: i candidati più o meno ufficiali sono Ricci, Galli e Dolci ma nei giorni scorsi anche altri candidati sono stati a colloquio con il presidente del Pisa.
Proprio del Pisa, e di Favarin, ci parla un fresco avversario: Fabrizio "Gino" Tazzioli, che è tornato in pista e adesso non vuole più fermarsi. La chiamata del San Marino, al di là del successivo esonero e della retrocessione, ha restituito un palcoscenico professionistico all'ex tecnico di Livorno, Pontedera, Carrarese, dopo tre ottime stagioni a Massa, con annessa promozione in serie D. Un ritrovato protagonista che, in attesa di un nuovo squillo del telefono, veste momentaneamente i panni del commentatore in un momento molto critico per il calcio di terza serie.
Mister, per lei è stata la stagione del ritorno...
«Sapevo che a San Marino l'impresa sarebbe stata difficile, ma ero fiducioso. Ci avrei creduto fino all'ultimo se mi fosse stata data l'opportunità di restare. In positivo, la squadra ha giocato, conquistato vittorie importanti e lanciato qualche giovane. Diawara dovrebbe accasarsi in una grande società. Anche Sensi e Cruz sono stati valorizzati. Ci è mancato qualche pareggio per poter agganciare i playout».
Il punto più alto della sua squadra ha coinciso con quello più basso del Pisa, battuto dai Titani. Quale impressione ha tratto sulla crisi dei nerazzurri?
«Il Pisa era partito con il favore dei pronostici, ma il campo ha detto che qualcosa è stato sbagliato. Una rosa con tanti giocatori bravi, ma probabilmente non complementari fra loro. Alla lunga i problemi sono venuti fuori, esplosi in primavera con una serie di sconfitte, che hanno allontanato i nerazzurri dalla zona alta della classifica. In Lega Pro è importante trovare il giusto mix, come ha dimostrato il Teramo».
Con il Pisa lei ha sempre avuto una buona tradizione...
«Ricordo un 1-1 quando allenavo il Livorno, nella gara in cui Protti venne espulso. Ho battuto il Pisa con il Pontedera per due volte nel 1997-98 ed anche con il Castelnuovo Garfagnana, quando i nerazzurri scesero in Eccellenza».
Dopo la grande delusione, secondo lei il Pisa cosa dovrebbe fare: azzerare tutto o ripartire da un nucleo della rosa?
«Il Pisa ha raccolto cinquantanove punti, dunque non tutto è da buttare. Secondo me con qualche ritocco può recitare una parte importante. Ci sono state troppe aspettative intorno ad una squadra non costruita bene, ma con valori importanti».
Per la panchina nerazzurra il nome più gettonato è Giancarlo Favarin, che anni fa si è alternato con lei sulla panchina del Castelnuovo Garfagnana...
«E’ arrivato due anni dopo di me e ha ereditato la squadra che avevo costruito io, compreso il ritorno di alcuni giocatori che avevo portato con me a Pontedera. Favarin è bravo e si merita una piazza importante. Sarei molto contento per lui se ci arrivasse».
Si parla di un tecnico grintoso, tatticamente fantasioso ed efficace.
«Ad inizio carriera propose un 3-4-3, che si trasformava in un 3-3-4. Un allenatore può portare avanti certi progetti quando sente di avere in mano la squadra giusta. Adesso si parla molto del 4-2-3-1, che io praticai 20 anni fa a Castelnuovo. Tutto dipende dagli interpreti e dalle sensazioni che hai in fase di preparazione, perché è in quel momento che si costruiscono i moduli e la mentalità. Altrimenti ti devi adattare al materiale umano a disposizione, perché la priorità è sfruttare al meglio le doti dei tuoi calciatori».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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