La protesta
Dirty Soccer, Di Nicola si riteneva intoccabile
PISA. «Hai visto che non mi hanno squalificato? Uno che fa una cosa del genere dovrebbe essere squalificato o no? E come mai nessuno mi ha toccato? Ma tu lo sai che quando devo far i poteri forti, li...
PISA. «Hai visto che non mi hanno squalificato? Uno che fa una cosa del genere dovrebbe essere squalificato o no? E come mai nessuno mi ha toccato? Ma tu lo sai che quando devo far i poteri forti, li faccio arrivare no? Famosi massoni, amici tuoi». Dopo L’Aquila-Pisa dell’andata così parlava Ercole Di Nicola, ormai ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila Calcio, in una delle intercettazioni telefoniche citate tra le 1.263 pagine dell’ordinanza di Dirty Soccer a Catanzaro.
Il Pisa aveva vinto 4-1 e L’Aquila non aveva gradito l’arbitraggio. Al termine del match il dirigente, ricordano i pm di Catanzaro, Di Nicola «intervistato, dimostrava tutto il suo disappunto per l'operato della terna arbitrale che riteneva responsabile della sconfitta della sua squadra, definendo l'arbitraggio scandaloso e i giudici di gara addirittura 'gentaglia'».
Nell'intervista Di Nicola «era chiaro definendo la partita segnata dalle decisione arbitrali e attribuendo tale arbitraggio vergognoso quale conseguenza di una intervista di fuoco di Braglia di due settimane prima, che quindi, a suo dire, aveva condizionato in favore del Pisa l'operato della terna arbitrale». Eppure non fu deferito, e di questo si vantava.
Di Nicola, 38 anni, originario di Atri (Teramo) è «una delle figure chiave di una rete di relazioni che truccava partite in Coppa Italia, serie B e Lega Pro, tra cui quelle, almeno quattro nello scorso campionato, della sua L'Aquila». In quella intercettazione Di Nicola stava parlando della partita con Silvia Canfora, segretario del settore giovanile e sorella dell'addetto stampa rossoblù Alessandro, entrambi non coinvolti nell'inchiesta.
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