Il Tirreno

Pisa

«Da possibile festa per due a match inutile»

di Massimo Berutto
«Da possibile festa per due a match inutile»

L’ex capitano nerazzurro Arturo Vianello è deluso: «Speravo in una doppia esultanza»

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PISA. Un ex capitano del Pisa di Romeo Anconetani dirige l’attività di base (bambini dai 5 ai 12 anni di età) del settore giovanile del Forlì, società in cui aveva giocato il primo campionato da senior (1977-78). Arturo Vianello, classe 1958, ex difensore centrale, veneziano di nascita, ha scelto da tempo la Romagna come suo quartier generale, dopo un’ottima carriera che lo ha visto in nerazzurro dal 1979 al 1984, in 3 anni di serie B e 2 in massima serie.

Vianello, come vivrà la sfida con i nerazzurri?

«Speravo in un doppio festeggiamento. Invece il Pisa non sarà promosso e il Forlì rischia di non salvarsi. Una partita che potrebbe non servire a nessuna delle due squadre».

Forlì le ha fornito una grande occasione professionale, esattamente come le era accaduto da calciatore...

«Abito da tempo a Forlì. Sono entrato nel settore giovanile dopo il fallimento della società. Abbiamo vinto campionati e lo scorso anno ci siamo salvati. Stavolta purtroppo rischiamo di retrocedere. Una bella esperienza per me, in una città dove mi trovo bene. Comunque provo amore anche per il Pisa e lo seguo sempre. Purtroppo ai nerazzurri quest’anno è andata molto male».

Era all’Arena in occasione del match d'andata?

«No, ero a Milano per un torneo di bambini. Di solito non seguo la prima squadra in trasferta. Ho fatto eccezione sabato per il match di San Marino, ma non sono stato fortunato».

Il Forlì anche vincendo potrebbe rimanere quartultimo...

«Per salvarsi servirebbe una serie di risultati favorevoli, possibili ma difficili, perché le concorrenti, come Prato e Santarcangelo, affronteranno squadre che non hanno più niente da chiedere a questa stagione. Nel calcio le motivazioni sono importanti».

Degli anni di Pisa cosa ricorda?

«Tutto. La più bella esperienza della mia carriera. Tornerei volentieri a vivere a Pisa, ma ad una certa età ci si abitua ad un determinato ambiente, e poi diventa difficile trasferirsi».

Lei è legato indissolubilmente al gol che segnò alla Lazio...

«Io invece ricordo soprattutto la prima salvezza in serie B, ottenuta vincendo all’ultima giornata con la Sambenedettese. Quello fu l’inizio di un’ascesa che per il Pisa è durata tanti anni. Ricordo il gol di Cantarutti e la tensione di quella gara. Chiaramente non posso dimenticare la rete realizzata alla Lazio, visto che ne ho segnate solo 2 in serie A».

Lei passò proprio dal Pisa alla Lazio: le fu rinfacciata quella prodezza?

«Sicuramente a Roma se la ricordavano. Io arrivavo da un ambiente nel quale, con Romeo Anconetani, l’organizzazione era il punto di forza ad una società dove c’era tutto tranne l’organizzazione. Anche per colpa mia non resi come avrei potuto ed alcune vicende societarie tagliarono le gambe alla mia carriera. Ma sono contento comunque».

Un rito prima di ogni partita del Pisa: il saluto tra lei e Mannini con un’amichevole pacca sul sedere. Un gesto scaramantico?

«Certo. Con un presidente come Anconetani tutto era scaramantico. Se una volta andavamo in bagno alle 10,20 e poi vincevamo una partita, ogni domenica dovevamo tornare a far pipì alla stessa ora».

Tante vittorie, ma anche un’amara conclusione con la retrocessione in B del 1984: tutta colpa dell’esonero di Vinicio?

«Assolutamente sì. Secondo me con lui ci saremmo salvati. Ricordo la forza mentale che riusciva a trasmetterci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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