Il Tirreno

Pisa

«Pisa, i giochi per i playoff non sono chiusi»

di Massimo Berutto
«Pisa, i giochi per i playoff non sono chiusi»

L’ex attaccante sprona i nerazzurri ma avverte «L’Ancona è una squadra giovane e pericolosa»

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PISA. Doppio ex di Pisa e Ancona, residente ad Ascoli (altra città in cui ha giocato), con un passato persino a Teramo. Mario Bonfiglio è l’interlocutore ideale per cercare di capire cosa potrebbe accadere in zona promozione. La “Pantera nera” è passata sulle rive dell’Arno dal gennaio 2004 al settembre 2005 e ora guida, con l’altro ex ascolano Fabio Di Venanzio, la scuola calcio “Piccoli Diabolici”.

Bonfiglio, il girone B è ancora indecifrabile, a partire dalla prima posizione...

«L’Ascoli ha recuperato punti sul Teramo. Avrà a disposizione lo scontro diretto all’ultima giornata, ma dovrà affrontare anche il derby con l’Ancona. Sicuramente l’ultima vittoria ha dato morale ai bianconeri, sebbene il clima sia difficile: dirigenti e allenatori sono contestati anche se la squadra era in testa fino ad un mese e mezzo fa».

Un po’ la stessa storia del Pisa, dopo il successo che lo ha proiettato alla medesima distanza dal terzo posto...

«Il Pisa era partito per vincere il campionato, ma non sarebbe male se riuscisse ad agganciare i playoff ed a sfruttarli per ottenere la promozione. Ora però deve giocare ad Ancona, contro una squadra di ragazzini in crescita nelle ultime giornate».

Pisa-Ascoli ha fermato i nerazzurri, ma non ha portato bene neppure ai marchigiani...

«Non hanno vinto a Pisa in modo molto meritato, perché ricordo i miracoli del portiere. Dopo quella partita credevo che il campionato fosse chiuso ed invece l’Ascoli ha smesso di giocare, tra calciatori fuori forma, infortuni e squalifiche».

Veniamo a lei: quali sono stati i suoi trascorsi ad Ancona?

«Ero giovane. Vincemmo il campionato di C1 attraverso i playoff, quando ancora valeva il vantaggio della classifica nel doppio confronto. Ricordo la finale allo stadio Olimpico di Roma con il Savoia. I tifosi biancorossi sono tranquilli e amanti del calcio. Non posso dimenticare quell’annata (1996-97), perché ad Ancona ho conosciuto mia moglie».

E dell’anno e mezzo a Pisa cosa le è rimasto?

«Quando arrivai l’allenatore era Simonelli. Poi subentrò Cabrini, che rimase anche l’anno dopo. Tutta la squadra non fu lasciata lavorare nel modo giusto. Poteva dare 8, ma rese 5. Noi giocatori ci prendemmo le nostre responsabilità. La verità è che Cabrini non ci diede nulla sotto il profilo tecnico-tattico, anche se ci lasciò qualcosa sotto l’aspetto umano. Poi fu ingaggiato Iaconi e con lui sfiorammo i playoff. Ricordo una tifoseria matura, che ci sosteneva fino al 90’ e poi eventualmente ci criticava in modo costruttivo».

L’Ancona è a 6 punti dalla Reggiana a 3 turni dalla conclusione: può credere ancora nei playoff?

«E’ una squadra giovane. Il Pisa ha tutto da perdere, mentre l’Ancona può approcciare la gara in modo più tranquillo, perché parte dal presupposto che si può perdere in casa con una formazione come quella nerazzurra. Ci sono i presupposti per una bella partita».

Lei ha giocato anche nel Teramo (1995-96): è sorpreso dall’exploit degli abruzzesi?

«Il Teramo ha una società nuova, che ha costruito lo stadio. La squadra gioca molto bene. Ho avuto mister Vivarini come vice Sarri a Pescara. Il suo Teramo mi impressionò anche in Coppa Italia contro L’Aquila: idee, sovrapposizioni, fraseggi. Dopo un inizio difficile è rimasto imbattuto per 24 partite, segnando tanti gol. All’Ascoli è mancata questa coralità di squadra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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