Sicurezza
Il 125° Premio Pisa, prima classica d'Italia
L'edizione del 1885 si chiamò 'premio del Commercio'. Una corsa alla quale la città non vuole mancare. Il rapporto con Telethon
PISA. Il premio 'Pisa', pur evento storico e pieno di fascino, in fondo si presenta come una 'semplice' corsa ippica. Ma non è così perché il giorno nel quale si corre è sempre una data molto attesa dalla città. La attendono le istituzioni, che al mattino in Municipio ormai da quarant'anni, ricevono gli operatori dell'ippica; la attendono, ovviamente, gli appassionati (che nella nostra città sono tanti: in rapporto alla popolazione, più che in ogni altra città italiana); la attendono anche quei cittadini che, pur non fedelissimi dell'ippodromo, considerano questo premio 'Pisa' come un appuntamento al quale non è opportuno mancare. Perché lo fanno se non hanno le corse nel sangue? Ma perché il 'Pisa' appartiene ormai al costume della città e, in maniera forse subliminale, si avverte che non è giusto tradire questo appuntamento.
L'aspetto sportivo della corsa non è peraltro alieno da tanto richiamo perché il premio 'Pisa' ha sempre saputo offrire grandi risultati sportivi, momenti di magica attesa, dalla sfilata dei cavalli prima della corsa al loro guizzo sulla dirittura finale. Magari, per molti, l'appuntamento con le corse sarà soltanto fra un anno, ma in 'quel giorno' non bisogna mancare.
Vi sono state edizioni del premio 'Pisa' - quella del Centenario, ad esempio, ed era il 1990 - nel quale l'intero quartiere di Barbaricina rimase paralizzato fino alla sera inoltrata per consentire alle auto di defluire perché un'intera città si era riversata all'ippodromo. E quelle migliaia di presenze confermavano l'assunto appena enunciato: non si poteva mancare a un appuntamento 'storico' come poteva essere considerato quello del Centenario della corsa.
In altra parte di questa pagina parliamo dell'aspetto tecnico della gara. C'è però un aspetto del rapporto con l'ippodromo che nell'occasione dell’edizione numero 125 del premio Pisa ci preme sottolineare. Ci riferiamo al rapporto fra le attività ippiche e il mondo del commercio e dell'economia in generale, cioè a quel versante della vita quotidiana che rappresenta il cuore pulsante di una città in ogni giorno dell'anno, dal sorgere del sole al suo tramonto. E' un rapporto che si è sempre saldato con i grandi eventi sportivi e, nel caso particolare, anche con le corse dei cavalli fin dal loro inizio.
Nel 1885, allorché venne programmata per la prima volta questa corsa che raccoglieva l'élite dei puledri italiani, a dare la spinta decisiva al successo dell'iniziativa furono proprio i commercianti pisani che si assunsero l'onere economico dell'avvenimento sportivo. Lo fecero in modo palese, sostenendo il loro sforzo con una sottoscrizione, tanto che la prima edizione della corsa si chiamò 'Premio del Commercio di Pisa' (a vincerlo, come sappiamo, fu Rosenberg).
Il montepremi raccolto fu di 2000 lire. A conforto dei commercianti c'erano altri fattori di indubbio prestigio come il patrocinio della corsa dato dal Duca d'Aosta, ramo cadetto della famiglia regnante, e dal Ministero della Guerra, dal quale dipendevano gli stalloni governativi presenti negli Arsenali Medicei. Soltanto dall'anno seguente la corsa si chiamò 'premio di Pisa'. Ancora per qualche anno i commercianti pisani continuarono però a sostenere finanziariamente il montepremi che raggiunse 3000 lire grazie anche al contributo di mille lire dato dal municipio. Altri tempi…
Del resto, il prestigio della corsa, e dell'intera stagione di corse, era sottolineato dalla stampa locale che nelle cronache inseriva un ampio spaccato della società che frequentava le corse con carrozze, stages, tiri a quattro e anche a otto.
Le cronache elencavano i 'nomi' che avevano affollato i recinti dell'ippodromo: il barone Ruggero con i postiglioni in montura nero e gialla e parrucca, i conti Talon, Canevaro, Lutzow, il barone Barraco, i marchesi Fossati e Lamarmora, i principi Strozzi e Birago, oltre all'intera nobiltà pisana, dai Roncioni agli Alliiata, dai Mastiani agli Agostini. In questo contesto sociale, che dava al mondo delle corse un allure particolare, non deve stupire che il mondo del commercio si mobilitasse per essere in qualche modo partecipe ed anzi promotore dell'evento.
Anche se il tempo ha cambiato molte, il mondo dei cavalli ha sempre dimostrato grande sensibilità alle varie iniziative che animano la città, da quelle sportive a quelle di solidarietà: dalla recente 'Festa dello Sport' all'adesione, nella giornata di oggi, alla campagna lanciata da Telethon che sarà presente anche all'ippodromo.
Né è mai stato cancellato il rapporto fra il mondo delle corse e la vita economica pisana alla quale, peraltro, le attività dell'ippica danno, come più volte sottolineato, un forte contributo. Lo dimostrano importanti presenze di istituti di credito e di attività commerciali, spesso anche di sponsor che rappresentano marchi nazionali, nel calendario delle varie giornate di corse, presenze che si avvicendano negli anni o che, da decenni, restano fedeli nel loro rapporto con le corse dei cavalli sul prato degli Escoli.
Anche il Premio Pisa negli ultimi anni ha sempre avuto il privilegio di attrarre l'interesse di importanti aziende nazionali. Del resto, i grandi ippodromi traggono linfa vitale da sponsor che, rappresentando grandi marchi, investono ancora nell'ippica importanti risorse. E non pare quindi esagerato sostenere che il successo, e forse il futuro stesso dell'ippica, passi anche attraverso una sinergia intelligente con il mondo dell'economia e quindi del commercio. Esattamente com'era alle origini.
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