Il Tirreno

Pisa

«Per vincere non bastano le grandi firme»

di Massimo Berutto
«Per vincere non bastano le grandi firme»

L’ex centrocampista nerazzurro Martorella parla della partita con L’Aquila e del Teramo

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PISA. Un uomo politico abruzzese 17 anni fa era un centrocampista del Pisa. Antonio Martorella, nerazzurro in C2 ai tempi di Signorini e Clagluna, è stato assessore al lavoro e allo sport della Provincia di Pescara dal 2009 al 2014 per il Pdl, incarico abbandonato la scorsa primavera per presentarsi alle elezioni regionali nel Nuovo Centro Destra. Curiosamente nello stesso spogliatoio rossocrociato, ma su una diversa sponda politica, si trovava Emiliano Niccolini, candidato due anni fa alle elezioni comunali sotto le insegne di Sinistra Ecologia Libertà.

Antonio, solo pochi mesi sulle rive dell’Arno e 9 presenze in campionato nel 1997-98...

«Venivo da una delle più belle esperienze della mia carriera, la vittoria alle Universiadi, insieme al futuro campione del mondo Massimo Oddo. Probabilmente fui notato dal Pisa in quella occasione. Arrivai in una squadra costruita per vincere, ma non sempre il campo conferma le aspettative. Ricordo persone generose, come i compianti Clagluna e Signorini, che mi accolsero bene. La C2 non si confaceva alle mie caratteristiche, dunque a gennaio preferii trasferirmi al Savoia».

Oltre a Clagluna e Signorini, è scomparso anche l’ex presidente nerazzurro Enrico Gerbi...

«Non ero a conoscenza di questa notizia, che mi addolora. Ricordo una persona molto appassionata al Pisa».

È rimasto in contatto con qualche compagno di allora?

«Ultimamente ho sentito Gianluca Savoldi. Ricordo con piacere Ildebrando Stafico».

Com’è nata la passione per la politica?

«Sono sempre stato un tipo aperto e curioso. Secondo qualcuno ero distratto dal mio compito principale di giocare a calcio. Io studiavo ed ero attento a quanto accadeva intorno a me. Ero rappresentante dell’Associazione Calciatori e ho discusso la mia tesi di laurea sulla revisione dello statuto della Figc. Nel 2009 sono stato il primo eletto al consiglio provinciale di Pescara e sono stato nominato assessore allo sport e al lavoro, nel momento più drammatico dal dopoguerra ad oggi, lasciando un buon ricordo nel territorio».

È ancora nel calcio?

«Nel campionato Uisp abbiamo organizzato una squadra con ex calciatori di serie A del calibro di Oddo e Zauri. Ce la battiamo con la formazione di Mauro Esposito e Alessandro Del Grosso. Sono il responsabile di una società di settore giovanile, il Poggio degli Ulivi Renato Curi. Mi sta solleticando l’idea di allenare i ragazzi».

Ai suoi tempi in Abruzzo c’era solo il Pescara ad alti livelli, ora invece, dopo il Lanciano, si stanno facendo sotto anche Teramo e L’Aquila: come lo spiega?

«Merito di una nuova classe dirigente, che senza svenarsi riesce a costruire squadre competitive. Un esempio è Luca Leone, ottimo direttore sportivo del Lanciano».

E Il Teramo?

«E’ la squadra che gioca meglio in Lega Pro, anche sfruttando il terreno sintetico a cui non tutte le rivali sanno adattarsi. Ha un ottimo allenatore come Vivarini e un presidente solido come Campitelli».

All’Aquila quali sono le ambizioni?

«I programmi erano di stare attaccati al carro dei playoff e tutto sommato sono stati rispettati».

A Pisa si pensava di disputare un campionato più brillante...

«Avere grandi nomi non è sempre garanzia di ottenere il salto di categoria. Ancora mi affiorano sulla pelle le emozioni che provavo giocando all’Arena. A Pescara sono stato compagno di squadra di Dunga e anche lui ogni tanto mi parlava di Pisa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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