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Pisa e Camilli: amore e rivalità a braccetto

Pisa e Camilli: amore e rivalità a braccetto

La lunga storia tra la società nerazzurra e il presidente del Grosseto. Il Comandante ora non risparmia punzecchiature

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PISA. Un matrimonio a lungo sospirato, ma sostanzialmente non consumato. Così si potrebbe definire oltre un decennio di storia calcistica tra il Pisa e Piero Camilli, dai primi approcci tra avversari fino all’incontro nell’estate 2009 e ad una rapida ed imprevista separazione.

L’affare Parola. Sotto la Torre pendente il nome del vulcanico patron laziale circola almeno dall’estate 2002. Le prime scintille intorno al cartellino di Andrea Parola, ceduto dal Pisa alla società maremmana. Un episodio di cui Camilli fornì la sua versione al Tirreno: «L’accordo era che potevamo riscattare il giocatore per 50 milioni di lire a gennaio. Noi mandammo i documenti, ma non ricevemmo risposta. Il Pisa fece tanti soldi con la cessione. Merito di Corni e Meluso, che io chiamo il gatto e la volpe». Sul campo la prima batosta per il Pisa (eliminazione in Coppa Italia), poi la vendetta nerazzurra in campionato, con 4 successi consecutivi sui torelli del Grosseto.

Primi corteggiamenti. Nel 2004-2005 Camilli tenta per la prima volta di acquistare le quote del Pisa, che invece dalle mani della famiglia Gentili-Mian finiscono in quelle di Leonardo Covarelli. Da quegli anni il Grosseto diventa la bestia nera del Pisa (3 pareggi interni e 6 sconfitte dei rossocrociati dal 2006-07 ad oggi), ma lo accompagna nei tornei più belli, dalla promozione in B al biennio in cadetteria.

L’approdo sull’Arno. Nel 2009 il team nerazzurro sprofonda sotto il peso dei debiti ed è Piero Camilli, insieme a Carlo Battini e Umberto Aringhieri, a tirarlo su dalla D alla C1 nel giro di un anno, grazie ad un ripescaggio e ad una squadra di big, capitanata da Carparelli. Silurato quasi immediatamente il primo allenatore Paolo Indiani, è Stefano Cuoghi a vincere in D, ma è anche il primo ad essere esonerato in Prima divisione, seguito da Leonardo Semplici, sostituito da Dino Pagliari, che a sua volta rischia grosso quando contravviene alle disposizioni societarie non schierando il minimo numero di under e mandando in fumo gli introiti federali.

I rimpianti. Al termine di una stagione molto onerosa (2010-11), conclusa con una sofferta salvezza, la scelta di passare la mano, anche a causa della distanza geografica (da Viterbo) e della mancata cessione del Grosseto. Superati i dissapori maturati con Carlo Battini nel passaggio di consegne, Camilli ha continuato a seguire il Pisa, mentre il suo Grosseto ha ripreso ad esserne un avversario. Il Comandante era due anni fa allo stadio Curi in occasione della semifinale playoff con il Perugia, ma recentemente non ha risparmiato qualche punzecchiatura alla sua ex squadra: «Il Pisa - dichiara Camilli in novembre a TuttoLegPro - doveva ammazzare il campionato e invece non sta ammazzando un bel niente».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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