Il Tirreno

Pisa

maratona

Daniele Meucci secondo in Giappone

di Antonio Scuglia
Il maratoneta pisano Daniele Maucci
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Il maratoneta pisano Daniele Maucci

L’atleta pisano, campione d’Europa in carica, ha sfiorato il suo primato personale a Otsu

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PISA. La pioggia disturba i progetti di Daniele Meucci, ma il maratoneta pisano campione d'Europa riesce a centrare il secondo posto a Otsu (Giappone), nella Maratona di Lake Biwa, che conferma la crescita dell'azzurro, sempre più specialista internazionale dei 42km.

In una gara contrassegnata da un vero e proprio diluvio, Meucci si inchina soltanto al keniano Samuel Ndungu (2h09:08, per lui bis dopo il successo ottenuto nel 2012) andato in fuga intorno al 30mo km, ma legge bene la parte finale di gara e regola i compagni di corsa in 2h11:10, due soli secondi oltre il suo personale (il crono con cui si è imposto a Zurigo, lo scorso agosto, nei Campionati Europei). "Quello di Meucci - racconta dal Giappone il dto Massimo Magnani, che è anche l'allenatore del portacolori dell'Esercito - è un risultato davvero notevole. Anzi, direi che è un ulteriore passo in avanti sulla strada che porta all'Olimpiade di Rio de Janeiro. Oggi le condizioni erano davvero al limite, con pioggia continua, a tratti battente, vento in più punti, e temperatura molto bassa. Daniele ha dimostrato di sapersi muovere in corsa con grande capacità tattica, di fronte ad avversari molto più esperti di lui. Non è arrivato un tempo di rilievo, ma posso dire che quel che ha fatto oggi certifica il suo valore, non solo in prospettiva".


Meucci intanto sta lavorando per diventare ingegnere. La sua vita lontano dalle competizioni sarà nella robotica, fra poco dovrà infatti discutere la tesi di dottorato in Ingegneria dell'automazione, finita di scrivere nelle ultime settimane e già consegnata, sarà questa la sfida di Daniele "da grande". Ma prima c'è da confrontarsi con gli africani della maratona, a Pechino e poi a Rio. La sua seconda vita può aspettare un altro po'. E  guarda con occhio intelligente il suo mondo attuale. «Non cerco per forza la polemica - ha detto tempo fa al Tirreno - ma sono uno che ha sempre fatto tutto da solo. E tanti riconoscimenti arrivati dopo l'oro agli Europei di Zurigo mi fanno riflettere. È facile salire sul carro dei vincitori; più difficile, invece, sostenere tanti ragazzi che s'impegnano e non riescono a emergere soprattutto per il fatto che nessuno li aiuta non avendo un nome famoso. È un problema di cultura sportiva che non si può creare in poco tempo».

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