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Senza Arma e Frediani è un Pisa da ridisegnare

Senza Arma e Frediani è un Pisa da ridisegnare

A Gubbio le due assenze eccellenti costringeranno il tecnico Braglia ad accantonare il 4-2-4 (o 4-4-2) a favore di un nuovo modulo tattico

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PISA. La squalifica di Arma, gli effetti agrodolci del mercato e ora anche l'acciacco capitato a Frediani: tutto contribuisce a rendere incerto lo schieramento di Gubbio, test probante per il Pisa. In assenza del capocannoniere marocchino sembrava scontato il ritorno dal 4-2-4 al 4-3-3, con il solo Arrighini al centro dell'attacco ed il supporto di due ali, ma ora l'eventuale sostituzione di Frediani con il rientrante Pellegrini potrebbe far pendere la bilancia verso il 3-5-2.

Sarà un Pisa camaleontico da qui alla fine, oppure Braglia sceglierà definitivamente il numero di difensori, centrocampisti e attaccanti, salvo opportuni piccoli adattamenti da operare in base agli interpreti? In un organico senza coppie di giocatori intercambiabili (tranne in difesa e all'ala sinistra) basta la defezione di un giocatore per suggerire un cambio di modulo. Il 3-5-2 riproporrebbe il tallone d'Achille di inizio stagione, con il solo Costa in grado di percorrere instancabilmente l'intera fascia sinistra.

Ci sono anche gli avversari. Mentre Braglia pensa al modo migliore per disporre il suo undici sul rettangolo verde, anche Acori si starà ingegnando per controbattere. Disporre di un tasso di duttilità tattica potrebbe venire utile a gara in corso. Infatti in 3 delle ultime 5 partite il Pisa è stato messo in difficoltà da mosse escogitate in corso d'opera. L'Ancona con l'ingresso della "torre" Cognigni dimezzò le distanze all'inizio della ripresa (2-1), mentre Vanigli, tecnico del Forlì, ha prevalso 0-1 passando dal 4-3-3 la 4-4-1-1 nei secondi 45'. Nella rimonta del Teramo decisivi gli innesti di Bucchi e Di Matteo, autore e suggeritore dell'1-1. Stranezze da 4-2-4. In pochi, fin dall'istante della quarta ammonizione comminata a Arma, hanno scommesso su una riproposizione a Gubbio dello schema sperimentato contro il Santarcangelo, anche se basterebbe accentrare un'ala al posto di Arma (come per il 3-5-2). Eppure ai tempi di Ventura il 4-2-4 funzionava soprattutto in trasferta, dove un assetto offensivo predisponeva il collettivo a lanciarsi in implacabili ripartenze. Quel Pisa vinse 11 volte in esterna, mentre in casa prevalse in appena 8 occasioni, spesso imbrigliato in barba all'alto numero di attaccanti. Anche Toma, primo paladino pisano del 4-2-4, inizialmente vinceva lontano dall'Arena (3 successi consecutivi), ma poi, improvvisamente, si inceppò in trasferta. (m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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