Il Tirreno

Pisa

«Una piazza che meriterebbe anche la serie A»

di Massimo Berutto
«Una piazza che meriterebbe anche la serie A»

Vincenzo Guerini, ex allenatore dei nerazzurri, è da anni un dirigente della Fiorentina

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PISA. Quale può essere il filo rosso che lega gli ultimi due impegni del Pisa nel 2014, quello vinto sull’Ancona ed il prossimo a Pontedera contro il Tuttocuoio? Forse un po’ artificiosamente possiamo individuarlo in Vincenzo Guerini, grande ex di Pisa e Ancona, ora dirigente della Fiorentina, società che negli ultimi anni è stata molto vicina al Tuttocuoio.

Mister, Pisa e Ancona rappresentano le pagine più importanti della sua carriera di allenatore?

«Ancona sicuramente sì. Lì ho passato cinque anni, uno più bello dell’altro, conquistando la promozione in A e la finale di Coppa Italia. Pisa è stata indimenticabile, perché là penso di essere stato il più giovane allenatore nella serie A di tutti i tempi. E’ avvenuto solo grazie a Romeo. Quando firmai il contratto nel 1985 non avevo ancora compiuto 32 anni. Il grande rammarico è la retrocessione all’ultima giornata, perdendo tra l’altro con la Fiorentina. Per tre quarti di stagione eravamo stati la rivelazione del campionato, in una serie A diversa da ora, con 16 squadre e 3 retrocessioni. Salvarsi era un’impresa proibitiva, ma scendemmo in B in modo assolutamente immeritato».

A Pisa, a distanza di quasi trent’anni, ancora ci si chiede come sia potuto accadere...

«A me rimane il grande privilegio di essere stato scelto da uno dei più grandi dirigenti che il calcio abbia avuto».

Lei ebbe un altro raro privilegio: Romeo era un noto mangia-allenatori, ma fu lei a dimettersi dopo la discesa in B, pur essendo stato confermato...

«Mi aveva trattato bene, con molto rispetto. Mi sembrava giusto dopo la retrocessione prendermi le mie responsabilità».

E’ rimasto in contatto con qualcuno dei suoi ragazzi di allora?

«Colantuono è diventato un grande allenatore e lo incontro ogni anno sui campi di calcio. Idem per Armenise, che è nello staff di Colantuono».

Ha continuato a seguire il Pisa?

«Una squadra che mi è rimasta simpatica. Quanto meno meriterebbe la serie B, per non dire la A. In una massima serie a 20 squadre con 3 retrocessioni il Pisa potrebbe dire la sua».

Ora i nerazzurri incontreranno il Tuttocuoio, società che la scorsa estate era vicinissima ad un accordo con la Fiorentina per un copioso trasferimento di giovani...

«Credo sia il Pisa a meritare di più, con tutto il rispetto per la Tuttocuoio».

A Firenze negli anni Settanta lei ha incrociato Piero Braglia?

«Abbiamo condiviso un’annata da calciatori. Lo conosco da quarant’anni e abbiamo più o meno la stessa età. Ha un carattere particolare, ma è una grande persona ed un allenatore che, pur avendo vinto, forse ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato».

A Pisa c’è un altro ex viola: Paolo Rozzio, che sta crescendo di gara in gara...

«Lo abbiamo avuto a Firenze. Pisa un’esperienza importante. Mi auguro che lui e la squadra riescano a fare il salto di categoria».

Com’è cambiato il calcio da quando lei ha smesso di allenare?

«In serie A è cambiato, un po’ in B, mentre la C è rimasta una categoria trita-allenatori. Da diverse settimane è iniziato il valzer delle panchine. In queste condizioni è difficile programmare qualcosa di concreto. Non c’è serenità di giudizio e i dirigenti sono troppo frettolosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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