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Pisa

Per Morrone e Lucarelli è difficile sentirsi avversari

Per Morrone e Lucarelli è difficile sentirsi avversari

Si affronteranno nella gara di Pistoia su fronti opposti e con ruoli diversi ma sono stati compagni nel Livorno, nel Parma e anche in Nazionale

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PISA. C’è sempre stato un Lucarelli nei momenti più belli della carriera di Stefano Morrone e ci sarà anche allo stadio Melani, nell’abbraccio tra il capitano del Pisa e l’allenatore della Pistoiese. Con Alessandro (fratello di Cristiano) le stagioni a Piacenza e Palermo all’inizio del nuovo millennio, poi insieme a Cristiano per 4 campionati complessivi (2005-2009) nel Livorno e a Parma, dove è arrivato anche Alessandro chiudendo il cerchio. La fascia di capitano dei ducali ha fatto da testimone, passata dal braccio dell’attuale mister arancione a quello di Morrone, che l’ha ceduta nella scorsa stagione ad Alessandro Lucarelli.

Cristiano Lucarelli e Stefano Morrone insieme anche in Nazionale, nella prima convocazione del ct ed ex mister labronico Roberto Donadoni, per l’incontro, il primo degli azzurri da campioni del mondo nel 2006, perso con la Croazia proprio a Livorno (Morrone rimase in panchina). Sul sito internet ufficiale di Cristiano Lucarelli (www.cristianolucarelli.com) si può ancora leggere un profilo dell’ex bomber amaranto ad opera del mediano nerazzurro, che salutava nell’inverno 2008 l’arrivo dell’attaccante in Emilia: «Ho conosciuto Cristiano grazie a suo fratello Alessandro. Eravamo tutti insieme in vacanza in Sardegna e da subito ho potuto riscontrare in Cristiano una simpatia innata ed una prontezza di spirito». Un giudizio lusinghiero anche in campo calcistico e al di là dei gol: «Nel bene e nel male è sempre stato il Capitano, con la “C” maiuscola, quello che ci mette la faccia e si espone in prima persona». Morrone confessò un difetto di Lucarelli: «Se qualcosa lo ferisce si chiude e si tiene tutto dentro».

Gustosi gli aneddoti dello spogliatoio livornese: «Tutti i sabato sera passati in sala massaggi a ridere con Cristiano. Ma indelebili nella memoria sono i trasferimenti in pullman da Tirrenia al Picchi. Emanuele Manitta era il nostro secondo portiere e il nostro deejay titolare: aveva preso un coro che i nostri tifosi ci cantavano sempre in quel periodo e l’aveva remixato come musica da discoteca. Bene, la metteva sù nel famoso tragitto e Cristiano si improvvisava cubista e ballava in fondo al pullman, facendo le mosse più tamarre mentre noi l’accompagnavamo con grida di incitamento e ritmando il tempo con le mani. Che risate che ci ha fatto fare, anche prima dei match più delicati. Però riusciva benissimo a stemperare la tensione e scendevamo in campo più rilassati».

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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