Attenzione
Pisa, uno schiaffone in terra emiliana
I nerazzurri sbagliano approccio e affondano a Piacenza
PISA. Che brutto Pisa a Piacenza! Sconfitta meritata, quella dei nerazzurri, che non sono mai riusciti a tradurre in concretezza la superiorità tecnica, limitandosi a uno sterile predominio territoriale e facendo fare un figurone a un avversario che veniva da tre ko consecutivi (l’ultimo dei quali per 4-0 ad Ancona).
Classifica. I nerazzurri così, rimanendo a 11 punti, oggi potrebbero essere scavalcati dal Tuttocuoio (che gioca a (in campo alle 14.30 a Pistoia) e dal Teramo (ospite alle 16 del Santarcangelo). Inoltre saranno affiancati dall’eventuale vincitrice di Pontedera-Reggiana (appaiati a quota 8, fischio d’inizio alle 18), e dalla Lucchese se i rossoneri espugneranno Ferrara (ore 12.30). Già ieri, anzi, il primato solitario era stato perso per più di mezz’ora, perché il Prato stava vincendo ad Ascoli (gol di Fanucchi al 56’) portandosi virtualmente a quota 11, prima del pareggio bianconero all’89’ con Carpani.
Poco cuore. Cosa ha deciso la gara? Presto detto. Il capitano del Pisa Stefano Morrone è chiarissimo: il carattere mostrato in campo. «Se non mettiamo sempre il 101% di grinta e cattiveria rischiamo troppo e non va bene, le squadre contro di noi danno più del massimo».
Fino al gol dell’ex Lucchese Caboni, in effetti, è stato il Pisa a far gioco e a provare a vincere, ma il Pro Piacenza, che già nel primo aveva aspettato i nerazzurri al limite dell’area senza fare altro, nella ripresa ha frammentato ulteriormente la partita, oltretutto “rischiando” di portare a casa un risultato più rotondo, visto che si è anche mangiato un rigore.
Braglia non le manda a dire. «Qui ancora non hanno capito che il nome Pisa attira per farti la festa, spero che questa sconfitta serva davvero a tutti, spero ci faccia riflettere», dice il mister. Impietosa l’analisi tecnica: «Siamo stati prevedibili, c’è stato poco movimento in attacco, niente spinta offensiva, non siamo stati intelligenti e maturi e sono andate proprio poche cose. In Lega Pro non basta saper giocare al calcio, non si gioca in punta di piedi, dobbiamo capire meglio tante cose e secondo me c’è gente che si accontenta della presenza: ma qui siamo a Pisa e la responsabilità è diversa di quella che si ha da altre parti».
Gli episodi. La gara in effetti sembrava nelle mani del Pisa (3-5-2) con gli avversari chiusi fin dal primo minuto ma con almeno tre giocatori in grande spolvero in un 3-5-2 inventato per l’occasione: il portiere Alfonso, ex nerazzurro, appena tesserato perché il titolare di inizio stagione, Donnarumma, prendeva troppi gol; il centrocampista di destra Matteassi che ha fatto spesso quello che gli pareva; e il terzino sinistro Porcino che ha annullato Pellegrini. Il Pisa premeva, ma troppi palloni venivano scagliati alti verso l’area piccola dove Alfonso spadroneggiava. L’unica occasione è arrivata al 42’: gioco pericoloso in area di Schiavini su Morrone, punizione in seconda e bomba di Sini che Alfonso alzava sopra la traversa. Ma dopo il corner il Pro Piacenza ripartiva veloce, un lancio lungo pescava Matteassi liberisismo in area, e il suo cross (bellissima girata) veniva girato in rete di testa da Caboni sbucato alle spalle di Rozzio.
Nella ripresa il Pisa provava a premere ma senza risultati, anche quando Braglia, dopo aver giocato le carte Stanco e Finocchio, inseriva anche Dicuonzo e passava al 4-4-2 con Napoli esterno alto a destra e Frediani a sinistra. Qualche minuto prima un altro episodio rischiatutto: spinta inutile di Napoli in area, praticamente sulla linea di fondo, su Matteassi (il classico fallo dell’attaccante costretto a sacrificarsi come difensore) e rigore, ma Pelagotti era bravissimo a turrarsi sulla destra e deviare il tiro dagli 11 metri di Schiavini.
Tutti indietro. Il Pro Piacenza arretrava ancora di più e gli attacchi del Pisa si infrangevano sempre sul muro difensivo avversario. Iori prendeva un cartellino giallo praticamente gratis al 23’: era già ammonito e salterà il derby col Pontedera. La partita veniva anche fermata per qualche minuto, per un acciacco muscolare ad Alfonso: lunghi consulti in area - mancava solo il dottor House, - il dg Vitale in panchina protestava e l’arbitro espelleva... Braglia.
Ma in campo cambiava poco nulla, anche nel recupero di 7 minuti (tre si erano persi solo per i “soccorsi” ad Alfonso). Il Pisa non dava mai l’impressione di essere pericoloso, a parte una bella giocata in area di Giovinco, e la gara si chiudeva così. Può essere un salutare bagno di umiltà.
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