Sicurezza
Nel gioco di Braglia la rivincita di Canà
Il 5-5-5 era lo strano schema di Banfi. E 5 i nerazzurri sempre dentro la manovra
PISA. Nel gioco di Braglia la rivincita di Oronzo Canà a distanza di trent’anni. Il 5-5-5 era lo strampalato schema proposto dal personaggio interpretato da Lino Banfi nel celebre film “L’allenatore nel pallone” del lontano 1984. La figura non era totalmente di fantasia, ma liberamente ispirata ad Oronzo Pugliese (di cognome e di nascita), tecnico verace che negli anni Sessanta al volante del Foggia riuscì a battere la grande Inter di Herrera. Inventato invece il 5-5-5, ma nel 3-5-2 (caro ad un altro pugliese come il ct azzurro Antonio Conte) si può riconoscere, al di là delle battute, un’interpretazione sensata di quel fantasioso modulo.
Infatti 5 sono gli uomini in retroguardia quando c’è da difendere (3 stopper e 2 esterni), altrettanti schierati a centrocampo nel momento di ricucire l’azione e 5 calciatori poi si proiettano in fase offensiva, con il sistematico avanzamento di una mezzala (nel Pisa è spesso Morrone) accanto alle due punte (quasi come in un 3-4-3) e con la spinta dei due cursori di fascia a completare il quintetto offensivo. Insomma 5 elementi (almeno 5) in ogni momento nel cuore della manovra, secondo i dettami di Canà. Braglia voleva costruire un Pisa sul 3-4-3 o 4-3-3, ma saggiamente ha piegato le sue idee alle esigenze del materiale umano a sua disposizione. Meglio la retroguardia a 3 se gli esterni sono più bravi a offendere (Pellegrini, Costa e soprattutto ora Napoli) e meglio un tridente mascherato, perché un terzetto avanzato vero e proprio penalizzerebbe troppo le caratteristiche di Giovinco e Arma.
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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