Sicurezza
Luci e documenti, mistero sulle motivazioni
Il club nerazzurro contesta l’interpretazione delle carte fin dalla decisione Figc del 29 agosto
PISA. Se il Pisa avesse vinto il ricorso al Coni, sarebbe stata probabilmente una vittoria di Pirro: si sarebber ritrovato sì in serie B, ma in una B “sconvolta” da un allargamento inopinato (come meno contributi per tutti) e un calendario da rifare. E a voler essere maligni, ipotizzare 46 arbitraggi sfavorevoli non sarebbe stato un azzardo.
La sentenza dell’Alta Corte di giustizia non è arrivata inaspettata per gli stessi legali del Pisa, che sapevano bene (e lo hanno detto per tempo) come la decisione sarebbe potuta andare in una direzione sportivo/istituzionale anziché puramente giuridica.
La linea difensiva del Pisa in questa vertenza presso il Coni tendeva a frantumare i due mattoni - uno visibile, uno no - del muro della Figc. Il mattone visibile era quello riportato nel comunicato 59/A del 28 agosto: il Pisa «non ha soddisfatto tutte le previsioni prescritte (...) in quanto, così come accertato dalla Lega Professionisti serie B e dalla Commissione Criteri Infrastrutturali (...) non risulta rispettato il punto» riguardante l’intensità dell’illuminazione.
Il Pisa eccepiva infatti che il presunto accertamento della Lega e della Commissione, da effettuare in contraddittorio con la società, non è mai stato fatto: non esiste verbale, questi a Pisa non sono mai venuti. Il mattone “non visibile” è la richiesta del certificato di collaudo, non contenuta in nessun comunicato ufficiale (e quindi non vincolante) ma secondo Abodi richiesto a voce (cioè per telefono) dal segretario della Lega di B Franchi alle varie società che concorrevano al ripescaggio. Il Pisa nega anche che tale avviso sia mai stato fatto al club nerazzurro.
La società chiedeva l’allargamento della B a 24 squadre, ripescando il Pisa e che era appena dietro in graduatoria.
La decisione di discutere il ricorso solo giovedì 11, quando il Vicenza avrebbe già avuto due gare di B giocate alle spalle, rendeva impossibile la prima ipotesi prospettata nel ricorso d’urgenza, ovvero il ripescaggio al posto dello stesso Vicenza. E nei giorni scorsi anche altri segnali avevano destato preoccupazione nell’ambiente nerazzurro. E cioè l’assordante silenzio della stampa nazionale su tutta la vicenda, e l’accelerazione dei progetti per portare, a regime, la serie A a 18 squadre e la serie B a 20, interpretata come un segnale rivolto al Coni per dire: «Signori, qui dobbiamo dimagrire, non è proprio il caso di imporci un allargamento dell’organico».
Il Coni però è una cosa, la magistratura un’altra. E il Tar del Lazio, che sarà chiamato a pronunciarsi appena il Pisa potrà fare causa alla Figc e alla Lega di B (ovvero quando arriveranno le motivazioni del “no” di venerdì 12) non sarà condizionato dall’esigenza di non disturbare il manovratore: nella casse nerazzurre, se non altro, potranno arrivare dei bei quattrini oltre a una vittoria che non sarebbe soltanto morale ma anche giudiziaria.
Intanto a Pisa il consigliere comunale Raffaele Latrofa (Ncd) ha protocollato un question time sulla vicenda, da discutere nel prossimo consiglio comunale. (a.sc.)
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