Attenzione
«Pisa, attento all’Ascoli e al Pontedera»
L’allenatore De Petrillo è anche un ex del Gubbio: «Ma Braglia ha tutto per vincere, nel girone non ci sono grandi piazze»
PISA. Dopo giorni trascorsi a discutere di ricorsi e cavilli, di arringhe e sentenze, meglio tornare a parlare di calcio giocato. Ci proviamo con Alessio De Petrillo, tecnico pisano, ex Gubbio, Foligno, Monza, Alessandria e Sansovino, nonché responsabile del settore giovanile nerazzurro prima dell’ultimo fallimento societario e dopo le brillanti esperienze a Cascina e Pontedera.
Mister, come valuta i primi vagiti del secondo Pisa di Braglia? «Una squadra solida, con una buona struttura. Ho letto che contro il Santarcangelo ha incontrato qualche difficoltà. Ci può stare una partita sottotono con tanti elementi nuovi e di grande fisicità».
Cosa pensa del nuovo corso del settore giovanile nerazzurro, costruito intorno ai nuovi impianti di Fornacette?
«Devo essere franco: non sono molto innamorato dei settori giovanili staccati dalla società, anche se sicuramente nella gestione sono coinvolti imprenditori seri».
Anche lei si trovò a dirigere a Pisa un vivaio autonomo rispetto al resto della società...
«Non era così quando arrivai: Bulgarella aveva acquistato il 52% della società e si occupava molto dei giovani. Quando il Pisa tornò interamente nelle mani di Covarelli, il vivaio fu affidato a terze persone disperdendo il suo potenziale».
Torniamo alla prima squadra: tatticamente Braglia ha spiazzato tutti optando inizialmente per il 4-4-2. Ma è questo tatticamente il vero Pisa del tecnico grossetano?
«Non so se Braglia possa perseguire i suoi obiettivi tattici con questo modulo, ma già a Castellammare di Stabia il mister aveva cambiato qualcosa nel suo modo di giocare. Forse il tecnico del Pisa ha trovato altre certezze e vuole poter alternare due diversi schemi. Comunque secondo me le formule lasciano il tempo che trovano: contano i dettami tecnici e caratteriali».
Il coach maremmano tornando a Pisa aveva parlato di un mercato orientato al 3-4-3: le conferme di Arma e Giovinco lo hanno indotto a cambiare idea?
«Anche nel 2007, pur adottando un 3-5-2, Braglia aveva sulle fasce la spinta di Bolzan e D’Anna. Se gli esterni attaccano molto, un 3-5-2 e un 3-4-3 non sono molto diversi da un 4-4-2, garantendo i cross che servono ad Arma».
Passiamo agli avversari: che tipo di realtà è il Gubbio?
«Una società che vive un aspetto economico non di difficoltà, ma comunque di arretramento rispetto al passato. Lo scorso anno la dirigenza si affidò al Parma da cui prese molti giovani. Quest’anno è stato fatto qualcosa in più. La dirigenza è cambiata da quando c’ero io e investe meno, considerando il momento non facile di tutto il Paese. Il Gubbio è partito per salvarsi. Per il Pisa dunque una gara da non sbagliare. In campo può succedere di tutto, ma nei valori non ci sarebbe partita».
Quali sono secondo lei le grandi rivali del Pisa?
«L’Ascoli, anche se le rivoluzioni difficilmente portano immediati risultati. Comunque con elementi importanti è più facile riuscirci. A mio avviso ci sono alcune realtà consolidate, senza i favori del pronostico, ma con grande coesione. Mi riferisco al Pontedera, che da anni ha lo stesso allenatore, in un ambiente tranquillo e con una rosa a cui si applicano 2-3 ritocchi all’anno. Condizioni favorevoli per far bene in un girone dove, a parte il Pisa, non ci sono piazze importanti».
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