Il Tirreno

Pisa

In due già sulle orme di Provedel e Goldaniga

di Massimo Berutto
In due già sulle orme di Provedel e Goldaniga

Il portiere Moschin e l’esterno Costa protagonisti nelle prime gare tra guizzi e qualche ingenuità

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PISA. Un portiere e un difensore. Esattamente come lo scorso anno. Questi sono i ruoli degli esordienti più promettenti in casa nerazzurra ormai da due stagioni. Simone Moschin e Filippo Costa sulle orme di Ivan Provedel e Edoardo Goldaniga, senza dimenticare Marco Frediani, azzurrino under 20 come Costa, ma avvantaggiato da una stagione all’attivo nei Pro (a L’Aquila). Le due attuali promesse avevano già giocato insieme nella Primavera del Chievo, mentre i due prospetti sbocciati nel passato hanno continuato a condividere la medesima maglia nel Perugia. Qualche differenza nei ruoli (Costa è un terzino, Goldaniga un centrale), ma soprattutto nell’età: Provedel e Goldaniga si presentarono rispettivamente a 19 e 20 anni, invece Moschin e Costa si sono affacciati nel calcio professionistico con circa 12 mesi di anticipo.

Croce e delizia. La gioventù porta con sé tutto ed il contrario di tutto, prodezze mescolate a ingenuità. Emblematico il caso di Costa, protagonista in negativo o in positivo di molti degli episodi chiave delle prime due giornate. Contro il Teramo non è stato reattivo nel tentare di murare il tiro di Donnarumma per il gol ospite, ma con un cross ben calibrato dalla trequarti ha propiziato l’azione valsa il primo rigore dei nerazzurri. Ingredienti opposti anche nella “colazione in campo” a Rimini: sulla coscienza il corto retropassaggio che ha causato rigore ed espulsione di Pelagotti, ma tra i meriti uno splendido assist mal finalizzato da Morrone nel primo tempo e una traversa colpita da un pericoloso tiro-cross nella ripresa. Braglia usa con il difensore bastone e carota: domenica lo ha estromesso dall’undici iniziale («non mi era piaciuto in settimana»), ma lo ha schierato già prima dell’intervallo al posto di un appannato ed ammonito Dicuonzo. Fin dalle prime gare il mister non ha esitato ad affidare al sinistro del giovanissimo esterno la responsabilità di corner e calci piazzati.

I rigori di Moschin. Nell’esordio dell’estremo difensore la splendida parata in occasione del rigore e una piccola ombra riguardo al gol subito, qualche metro fuori dai pali sulla traiettoria beffarda di Guidone. Ma la bilancia pende decisamente verso i meriti. Gli undici metri avevano incoronato Moschin già nella finale scudetto Primavera vinta pochi mesi fa a discapito del Torino e nella semifinale con la Fiorentina: decisivo il suo intervento sull’ultimo tiro in entrambi i casi, mentre il granata e futuro compagno di squadra Gyasi (altro talento rossocrociato in cerca di consacrazione) lo aveva graziato colpendo la traversa. Provedel era uno specialista (3 parate tra Coppa e campionato) sfruttando la sua esperienza di ex giocatore di movimento, Moschin invece abbina intuito e lavoro settimanale: «Ho atteso fino all’ultimo e mi sono buttato dalla parte che avevamo pensato in settimana. Mi è andata bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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