Braglia: «Se Vitale lasciava, andavo via anch’io»
Il tecnico sulla gara: «Non ho ancora capito perché dopo l’intervallo siamo tornati in campo così molli»
PISA. Differenti nel modo di vestire in panchina (Braglia: jeans, maglietta e occhiali da sole; Vivarini: completo, camicia e cravatta) i due tecnici in sala stampa concordano sull’andamento del match.
Piero Braglia si presenta con il sorriso stampato in faccia, pronto alla battuta. «Non è mai facile tenere lo stesso ritmo per gli interi 90 minuti di gioco - dice in apertura il mister nerazzurro -. Ciò che dobbiamo capire però è il perché siamo rientrati in campo dopo l’intervallo così molli».
Il tecnico rincara la dose: «Dobbiamo capire - sottolinea Braglia - che ci attendono 37 battaglie e che tutti dovranno essere sempre al massimo. Oggi siamo calati e andati in difficoltà troppo presto, ma in fin dei conti abbiamo cercato di fare del nostro meglio».
Al ritorno in panchina per la prima di campionato all’Arena Garibaldi, Braglia stimola anche il pubblico pisano, facendo anche un fioretto: «Questa è un’avventura da vivere tutti insieme - dice - io ci metto la faccia: o vinciamo o, anche se nel calcio non è mai facile, me ne vado».
Tornando per un momento a parlare della brutta giornata passata in occasione del mancato ripescaggio: «A Vitale ho dato un’ora di tempo per decidere se rimanere oppure lasciare - afferma Braglia -. Qua, in questa società, da solo non sarei restato. Qualcosa non va e il direttore ha la capacità di smorzare situazioni per me non semplici da gestire. Oggi mi sono arrabbiato, la prossima volta sarà peggio». Il riferimento sarebbe a persone estranee negli spogliatoi a fine primo tempo.
Passiamo dalla parte del Teramo. «Sono molto soddisfatto dell’approccio avuto dalla squadra ad inizio ripresa - spiega l’allenatore Vincenzo Vivarini -. Nel primo tempo abbiamo subìto l’impatto con lo stupendo pubblico pisano e i miei hanno sofferto la sindrome del braccino corto».
Il Teramo arrivava alla gara dell’Arena dopo una difficile vigilia: «Non voglio entrare nei meriti della questione ripescaggio - conferma Vivarini - ma di sicuro il Teramo ha pagato qualcosa dato che all’altezza di Roma il nostro pullman era pronto a rientrare verso casa. Poi è andata come è andata, diciamo come va tutto in Italia».
Carlo Palotti
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